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Risorse aggiuntive per le regioni svantaggiate dal riparto dei fondi PSR 2021-22

Agricoltura - Foto di Hans Braxmeier da Pixabay La nuova proposta del ministro Patuanelli per raggiungere un accordo sulla ripartizione dei fondi europei per lo sviluppo rurale nel biennio transitorio della PAC prevede un superamento più graduale del criterio storico e un fondo da 92 milioni per compensare con risorse nazionali le regioni che subiranno un taglio della quota FEASR.

Agricoltura: Mipaaf a lavoro sul Piano strategico PAC dell'Italia

Ad illustrare il piano del Mipaaf per superare lo stallo sulla revisione dei criteri di assegnazione delle risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) 2021-2022 - tema che da ottobre divide le regioni e rischia di determinare un notevole ritardo nell'avvio dei nuovi bandi PSR - è stato lo stesso ministro dell'Agricoltura Stefano Patuanelli durante un question time alla Camera.

I fondi PSR per la fase transitoria della PAC

In attesa dell'entrata in vigore della nuova Politica agricola comune, per il biennio 2021-22 continuano ad applicarsi le regole della PAC 2014-2020. Dal 2023, invece, i fondi europei per l'agricoltura dovrebbero essere gestiti in base alla riforma, che prevede un new delivery model, un nuovo modello di gestione centralizzato che, attraverso un Piano strategico nazionale, stabilirà la programmazione sia delle risorse per i pagamenti diretti, nell'ambito del primo pilastro, che di quelle per lo sviluppo rurale, nel secondo.

Le risorse per entrambi i periodi, quello transitorio 2021-22 e quello della nuova PAC 2023-27, provengono dal Quadro finanziario pluriennale, che per il settennato assegna alla Politica agricola comune 336,4 miliardi di euro a prezzi 2018. Nel primo biennio, però, la politica di sviluppo rurale beneficia anche di fondi aggiuntivi provenienti da Next Generation EU: 7,5 miliardi in tutto, oltre 8 in prezzi correnti, di cui circa 910 milioni di euro per l'Italia.

Lo scontro tra Ministero e Regioni riguarda proprio l'assegnazione dei fondi per la fase transitoria, 3 miliardi e 910 milioni di euro, che diventano 6,9 miliardi con il cofinanziamento nazionale e regionale. Il ministro Patuanelli ha proposto di distribuirli secondo nuove regole e di ridurre il peso del criterio storico applicato nella programmazione 2014-2020, incassando il plauso delle regioni che ne sarebbero avvantaggiate e la netta contrarietà di quelle che riceverebbero meno risorse.

Da una parte ci sono infatti 15 Regioni Italiane e Province Autonome che chiedono di stabilire l'assegnazione delle risorse basandosi su nuovi criteri, definiti oggettivi e che comprendono ad esempio la produzione lorda vendibile, la superficie agricola utile, il numero di imprese, e solo in misura residuale sulla base dei criteri storici; dall'altra ci sono le 6 Regioni - Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria - che difendono il metodo storico di riparto.

Lo scontro tra le regioni sui criteri di riparto del FEASR

La proposta del ministro prevedeva l’introduzione nel 2021 di un 30% di criteri oggettivi e il mantenimento del 70% dei parametri storici, e il ribaltamento delle percentuali nel 2022, con i criteri oggettivi a incidere per il 70% e i parametri storici per il restante 30%. La proposta piaceva allo schieramento penalizzato dal metodo storico, ma ha incontrato la ferma opposizione delle sei Regioni che più hanno da perdere dal passaggio ai nuovi criteri.

L'idea che questi criteri assicurino equità si fa discendere dal fatto che sono stati applicati per ripartire le risorse assegnate per l'aiuto de minimis, che però è utilizzato in agricoltura - hanno sottolineato gli assessori delle sei Regioni con una nota depositata al tavolo della commissione Politiche agricole in Conferenza Stato-Regioni - generalmente "per soddisfare esigenze emergenziali, dovute spesso a calamità naturali o a epizoozie e quindi volte al risarcimento del danno. Le risorse del FEASR, al contrario, sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, come del resto sostiene lo stesso commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Da qui la necessità di ricercare criteri non solo oggettivi, ma soprattutto idonei a rispondere agli obiettivi generali dello sviluppo rurale, nel rispetto della logica del criterio storico seguita dalla UE per ripartire il Fondo nel periodo 2021-2027".

Infine, anche laddove si scegliesse di applicare la proposta di Patuanelli per la ripartizione del FEASR, secondo gli assessori, il Ministero dell'Economia dovrebbe chiarire come andrebbe a cofinanziare i fondi europei per compensare lo spostamento di risorse dalle Regioni meno sviluppate a quelle ex competitività.

Di fronte al muro delle sei regioni, ad aprile il Mipaaf ha proposto un approccio più graduale: un riparto effettuato applicando per il 90% i criteri storici e per il 10% dei criteri oggettivi nel 2021 e il 70% di criteri storici e il 30% di criteri oggettivi nel 2022. Anche in questo modo, però, per cinque regioni ci sarebbero perdite per circa 92 milioni di euro, cui le amministrazioni non sono disposte a rinunciare.

La nuova proposta di ripartizione dei fondi per lo sviluppo rurale 2021-22

Fallito il tentativo di compromesso, e con una programmazione 2021 che dovrebbe essere già iniziata ma che vede le Regioni ancora nell'impossibilità di predisporre i piani di sviluppo rurale, ha spiegato Patuanelli alla Camera, "c'è l'esigenza di trovare, quindi, una quadra in Consiglio dei Ministri", che dovrebbe discutere la questione entro la prossima settimana. La soluzione che il titolare del Mipaaf intende proporre ai colleghi è quella di confermare la proposta di riparto di aprile e di compensare con un fondo nazionale ad hoc da circa 92 milioni di euro le Regioni che si troveranno ad avere meno fondi europei.

"In questo modo non ci sarà una Regione che avrà un euro in meno di quanto avrebbe avuto con il riparto secondo i criteri storici. Garantiamo quindi la applicazione piena dei piani di sviluppo rurale e inseriamo più risorse complessive nel FEASR", ha detto Patuanelli, assicurando la disponibilità a lavorare fin da subito per individuare nuovi criteri dal 2023 che tengono dentro le esigenze di tutti. "Si dovrà considerare anche ciò che accadrà alla PAC post 2020, dopo che l'accordo verrà chiuso a livello europeo, spero nel prossimo Consiglio, e quindi lavorare sia sul primo che sul secondo pilastro per trovare le soluzioni migliori per i nostri produttori", ha concluso.

Dal Piano strategico PAC al Recovery, le richieste dell'agricoltura al Governo

Photo credit: Foto di Hans Braxmeier da Pixabay 

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