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Incentivi per l’economia circolare nel 2023. Cosa c'è e cosa manca in Manovra, cosa aspettarsi il prossimo anno

 

Economia circolare - Foto di ready madeLa legge di bilancio per ora delude le attese delle aziende che speravano in un restyling dei  crediti d’imposta 4.0 in ottica green: nel testo non figura infatti l’annunciato ampliamento degli incentivi 4.0 a supporto dell’economia circolare. Presente invece il credito d’imposta per l'acquisto di materiali riciclati provenienti dalla raccolta differenziata.

Dai rifiuti alla simbiosi industriale: così l’economia circolare può aiutare a risolvere la crisi energetica

L’impianto degli incentivi all’economia circolare dovrebbe vedere nel 2023 un anno importante. Almeno questo è quanto si evince dal cronoprogramma della Strategia nazionale per l’economia circolare, adottato il 19 settembre, e da una serie di annunci arrivati nella cornice di Ecomondo, a inizio novembre, dai rappresentanti dei ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. 

Ma la legge di bilancio 2023, almeno la prima versione del testo trasmesso alle Camere, sembrerebbe deludere le aspettative iniziali. Vediamo meglio cosa c’è e cosa manca in Manovra per l’economia circolare.

Quanto vale l'economia circolare in Italia?

Per l'Italia quello dell'economia circolare è un vero settore di eccellenza. Lo diceva lo scorso anno il rapporto nazionale realizzato dal Circular Economy Network e lo confermava a settembre anche il terzo Rapporto di Circonomia sul ranking dell’Italia in Europa nel cammino “green”, il Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica.

L’Italia si conferma leader in Europa quanto a circolarità ed efficienza d’uso delle risorse: è la migliore tra i 27 Paesi dell’Unione nell’indice di circolarità costruito su 17 diversi indicatori, prima per consumo interno di materia procapite e percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti, più avanti degli altri grandi Paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Polonia) per energia consumata/unità di Pil e consumo di materia/unità di Pil. Un primato, afferma ancora il rapporto di Circonomia, che accomuna, complessivamente, tutte le aree del Paese, in particolare vede come assolute eccellenze europee sia la macroregione del Nord sia quella del Centro.

Ma c'è un ma. L’eccellenza italiana nell’economia circolare è “reattiva”, non strategica, si legge nel rapporto. Vale a dire che le buone prestazioni italiane in termini di consumo di materia, consumi energetici, tassi di riciclo dei rifiuti dipendono in parte da “eredità”: siamo un Paese povero di materie prime e dunque abituatosi nel tempo a “fare molto con poco”. E in parte riflettono scelte virtuose compiute dagli attori economici e anche, in alcuni casi, efficaci politiche pubbliche.

Consulta il terzo rapporto Circonomia

Dati sostanzialmente confermati a inizio novembre dalla Relazione sullo Stato della Green Economy presentata agli Stati Generali della Green Economy 2022 a Rimini, nell’ambito di Ecomondo-Key Energy.

L’Italia nel 2020 guidava la classifica della produttività delle risorse con 3,5 euro di Pil per ogni kg di risorse consumate (+60% della media europea). Nel 2021 il riciclo ha tenuto il passo con buone performance, contribuendo a contenere la domanda di materie prime vergini e le difficoltà di approvvigionamento e di alti prezzi. 

La relazione propone anche degli esempi concreti: la produzione di acciaio in Italia nel 2021 è cresciuta rispetto all’anno precedente del 20%, con il 78% proveniente dal riciclo del rottame ferroso; gli imballaggi immessi al consumo sono saliti da 13,1 milioni di tonnellate nel 2020 a 14,3 nel 2021 e quelli avviati al riciclo sono aumentate del 10,5%; nel 2022, con il rallentamento economico e le attività di riciclo di alcune filiere, stanno entrando in una fase di difficoltà di collocazione dei materiali riciclati.

Consulta la relazione sullo Stato della Green Economy 2022

Sempre nel mese di novembre un altro report, lo studio annuale “L’Italia che Ricicla” realizzato da Assoambiente (l’Associazione che rappresenta le imprese che operano nel settore dell’igiene urbana, riciclo, recupero, economia circolare, smaltimento di rifiuti e bonifiche) ha confermato il ruolo di primo piano dello Stivale.

In base allo studio, l’Italia si colloca al primo posto a livello europeo per tasso di avvio al riciclo dei rifiuti (sia urbani che speciali), rispetto al totale gestito. Il dato italiano, pari all’83,2% (riferito al 2020, ultimi dati disponibili), è decisamente superiore non soltanto alla media UE (39,2%), ma anche rispetto ai maggiori Paesi dell’Unione: Spagna (60,5%), Francia (54,4%) e Germania (44%). 

Un primato che si conferma anche con riferimento al tasso di utilizzo di metalli provenienti dal riciclo, che denota il contributo offerto dai metalli riciclati al soddisfacimento della domanda complessiva: qui l’Italia costituisce addirittura il benchmark di riferimento tra i principali Stati europei con un 47,2%, con Francia (39,3%), Germania (27,3%) e Spagna (18,5%) decisamente più indietro.

Ma c’è un ma.

Come sottolinea lo studio di Assoambiente, molto resta da fare su diversi fronti per far divenire l’industria del riciclo il fulcro di una nuova strategia di sviluppo del Paese, basata sull’economa circolare. Oltre a dover risolvere una questione legata alla carenza di impianti, il rapporto segnala come una serie di altri problemi strutturali del Paese: la lunghezza delle procedure autorizzative, la complessità del panorama normativo-regolatorio e la farraginosità del sistema dei controlli, temi cui si aggiunge in questi mesi la grave minaccia derivante dall’incremento dei costi energetici che le aziende del riciclo si trovano a fronteggiare.

Insomma quel che serve al settore dell’economia circolare per fare il salto di qualità è un approccio strategico che faccia interagire nel modo migliore pubblico e privato in un’ottica di sviluppo dell’economia italiana nel senso della circolarità e della sostenibilità ambientale. E gli incentivi, come i disincentivi ai sistemi dannosi per l’ambiente, potrebbero in tal senso rappresentare uno stimolo.

Gli incentivi per l’economia circolare nel 2023: cosa c’è

Ed eccoci dunque al tema incentivi e alle attese legate dalla Manovra 2023.

Credito d’imposta per l’acquisto di materiali riciclati provenienti dalla raccolta differenziata

Di bonus per ora in Manovra ce n’è solo uno: si tratta del credito d’imposta per spingere l'acquisto di materiali riciclati provenienti dalla raccolta differenziata.

Un incentivo valido per due anni (2023 e 2024), rivolto alle imprese e che consiste in un tax credit pari al 36% delle spese sostenute e documentate, per ciascuno dei due anni, per l’acquisto di:

  • prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica;
  • imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta, dell’alluminio e del vetro.

Il credito d’imposta sarà riconosciuto fino a un importo massimo annuale di 20.000 euro per ciascuna imprese beneficiaria.

Per conoscere le regole d’ingaggio del credito d’imposta occorrerà aspettare un decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, da emanare di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy e con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Programma sperimentale Mangiaplastica

L’altro tassello incluso in Manovra riguarda il programma sperimentale Mangiaplastica. Un programma che permette ai Comuni di richiedere un contributo per l’acquisto di eco-compattatori, macchinari per la raccolta differenziata di bottiglie per bevande in Pet, in grado di riconoscere in modo selettivo questo tipo di bottiglie e di ridurne il volume favorendone il riciclo in un’ottica di economia circolare.

In base a quanto previsto dalla Legge di bilancio 2023, il  programma sperimentale Mangiaplastica sarà rifinanziato con 14 milioni di euro per il 2023 e il 2024 (6 milioni nel 2023 e 8 milioni nell’anno successivo).

Gli incentivi per l’economia circolare nel 2023: cosa non c’è

Ora passiamo ai grandi assenti. 

Incentivi 4.0 per l’economia circolare

Nella Manovra 2023 era atteso un ampio restyling dei bonus Transizione 4.0 per rispondere alle esigenze del tessuto produttivo italiano alle prese con il caro bollette. L’obiettivo finale era semplice: dare più spazio all’energia e all’economia circolare ampliando il raggio d'azione degli incentivi 4.0.

Oltre ad includere anche gli investimenti energetici, i nuovi crediti d’imposta 4.0 avrebbero dovuto allargarsi per includere anche a interventi a supporto dell’economia circolare

Questo è quanto dichiaravano - intervenendo a Ecomondo nel corso del convegno dedicato all’attuazione del piano europeo e della strategia nazionale per l’economia circolare -  Laura D’Aprile, capo dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, e Giacomo Vigna del Ministero dello Sviluppo economico e coordinatore del tavolo tecnico materie prime critiche MiTE-MiSE.

“Il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico stanno cercando di coniugare” gli incentivi agli investimenti nell’economia circolare nell’ambito del “piano Transizione 4.0 con l’intento di razionalizzare e rendere sinergici i diversi incentivi”, aveva detto D’Aprile.

La cornice normativa doveva essere la legge di bilancio 2023 ma è andata diversamente, almeno finora.

Del resto, anche il ministro per le Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, in un messaggio inviato ad Anitec-Assinform il 29 novembre durante l'evento Digitale per crescere, aveva spiegato che la revisione dei crediti d’imposta 4.0 avrà un suo spazio normativo ad hoc nel 2023.  

A distanza di 7 anni dal suo lancio, il Piano Transizione 4.0 necessita di una revisione per adeguarsi al mutato contesto economico, ha sottolineato Urso, annunciando che all'inizio del 2023 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) avvierà una riflessione su come renderlo più efficiente, attraverso un metodo di lavoro inclusivo e di ascolto con il tessuto produttivo.

Vedremo se nel provvedimento del MIMIT sugli incentivi 4.0 troverà spazio anche l’economia circolare. 

Per approfondire - Manovra 2023: arriva il fondo per le politiche industriali, slitta la revisione degli incentivi 4.0

Stop ai sussidi ambientalmente dannosi

Sempre nell’ambito della legge di bilancio 2023 avrebbe dovuto trovare posto “l’abolizione di due sussidi ambientalmente dannosi, particolarmente gravosi: gli incentivi al conferimento in discarica e l’incentivazione dell’incenerimento senza recupero energetico”, dichiarava sempre Laura D’Aprile a Ecomondo.

Misura in realtà prevista già nella strategia nazionale per l’economia circolare e che ha un intento ben preciso: disincentivare il conferimento in discarica anche attraverso un sistema di tassazione e supportare al contempo un sistema che in alcuni settori - come quello del riciclo e recupero degli imballaggi.

Misura però assente in questa prima versione della legge di bilancio e reclamata anche dagli ambientalisti: Legambiente ha infatti presentato un insieme di proposte indirizzate al Governo Meloni e al Ministro dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin, chiedendo in primis che “nella legge di bilancio, in discussione, venga prevista la rimodulazione e cancellazione dei sussidi ambientalmente dannosi entro il 2030. Misura ad oggi assente dalla bozza di manovra”. 

Oltre la Manovra: i bonus per l’economia circolare nel 2023

Oltre la legge di bilancio, il Ministero dell'Ambiente prevede l’introduzione di nuovi incentivi per il settore nel corso del 2023, almeno stando a quanto previsto dal cronoprogramma della strategia nazionale per l'economia circolare.

Nel terzo trimestre dell’anno dovrebbero vedere la luce le misure di sostegno ai progetti di simbiosi industriale. Si tratterà non solo di strumenti normativi ma anche di schemi di incentivazione per realizzare reti di impresa con finalità circolari e progetti di rigenerazione di brown areas in ecodistretti circolari in ottica di simbiosi industriale. Misure che saranno attivate in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico, centri di ricerca, sistemi di istruzione/formazione e associazioni di categoria.

Infine, negli ultimi mesi del 2022 saranno introdotti incentivi in favore di chi promuova comportamenti individuali tesi alla riduzione dei rifiuti, ivi compresi i consumatori. 

Foto di ready made

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