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Direttiva case green: raggiunto accordo provvisorio meno stringente

 

Foto di Kindel MediaA ridosso dell'Immacolata, Consiglio e Parlamento UE hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla revisione della Direttiva case green. Dopo mesi di negoziati, passa la linea della flessibilità che riduce alcuni dei vincoli più stringenti dell'impianto originario del testo, molto criticati da paesi come l’Italia.

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Insieme alla direttiva sull’efficienza energetica (EED) e alla revisione della direttiva rinnovabili (RED), la revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (Energy Performance of Buildings Directive, EPBD, in inglese) è una di quelle normative destinate ad incidere notevolmente sulla vita di milioni di cittadini e imprese in tutta UE.

L’obiettivo della revisione della Direttiva EPBD (in realtà è una rifusione dell’atto) è infatti quello di ottenere un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050, aumentando il tasso e la profondità delle ristrutturazioni degli edifici, anche tramite il ricorso a varie forme di incentivazione pubblica.

Come per le direttive EED e RED, anche in questo caso la revisione della EPBD è un processo lungo e ancora in atto, che chiama in causa il Consiglio e il Parlamento UE. In tale contesto un passo in avanti sostanziale è arrivato il 7 dicembre 2023 quando il Trilogo (cioè il negoziato informale che vede coinvolti Commissione, Consiglio e Parlamento) ha raggiunto un accordo provvisorio dell'impianto che dovrebbe avere la nuova Direttiva.

La cronistoria della rifusione della Direttiva europea sulla prestazione energetica nell'edilizia

Il percorso per aggiornare la Direttiva europea sulla prestazione energetica nell'edilizia, lanciata nel 2010 e poi aggiornata una prima volta nel 2018, è stato avviato dalla Commissione europea il 15 dicembre 2021

Due i grandi pacchetti a cui si ispira e che mira a sostenere: da un lato la Strategia Renovation Wave lanciata a giugno 2021 che punta alla ristrutturazione green di 35 milioni di edifici in tutta Europa entro il 2030. Dall’altro il Pacchetto Fit for 55, il Pacchetto Clima europeo presentato a luglio 2021 che mira a rendere l’UE climaticamente neutrale entro il 2050.

A partire da dicembre 2021, si sono avviati i lavori all’interno delle altre due istituzioni cardine dell'UE: il Consiglio europeo e il Parlamento.

La prima istituzione ad aver espresso la propria posizione negoziale sulla proposta della Commissione di dicembre 2021 è stato il Consiglio europeo. Il 25 ottobre 2022, infatti, l'istituzione che rappresenta i 27 Paesi membri ha pubblicato il proprio orientamento generale sulla revisione della EPBD, che rappresenterà la base dei negoziati con l’Eurocamera.

La posizione negoziale del Parlamento europeo è stata invece approvata il 14 marzo 2023. Con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni, infatti, l’Eurocamera ha approvato il proprio mandato negoziale sulla direttiva case green, votando un testo che punta al rialzo rispetto a quelli della Commissione e del Consiglio. 

A questo punto si sono avviati i Triloghi che, dopo mesi di trattative volte a superare numerosi punti critici, il 7 dicembre 2023 hanno raggiunto un accordo politico provvisorio che ha portato Teresa Ribera, la ministra della Transizione ecologica e della sfida demografica della Spagna (Paese a capo della presidenza di turno dell’UE), a parlare di “una giornata positiva per i cittadini, la nostra economia e il nostro pianeta”. L'accordo provvisorio raggiunto a inizio dicembre, dovrà ora essere approvato e formalmente adottato da entrambe le istituzioni (PE e Consiglio UE).

Cosa prevede la nuova direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (EPBD)

In attesa di assistere al round finale dei negoziati e di vedere il testo definitivo della revisione della Direttiva EPBD, ciò che preme anzitutto sottolineare è che la nuova versione della Direttiva EPBD dovrebbe alla fine assumere toni di maggiore flessibilità rispetto all’impostazione originaria. 

A venir attenuati sono in particolare alcuni elementi come gli obiettivi di ristrutturazione previsti per gli Stati membri, lo stop alle caldaie a combustibili fossili e l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici.

In particolare, per quanto riguarda le norme minime di prestazione energetica, i colegislatori hanno convenuto che “gli Stati membri dovranno ristrutturare il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e, entro il 2033, il 26% con le peggiori prestazioni attraverso requisiti minimi di prestazione energetica”, spiegano dal Parlamento europeo.

Per quanto concerne invece gli edifici residenziali, il Trilogo ha previsto che gli Stati membri debbano “mettere in atto misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035”. Per fare in modo, però, che tali risultati siano conseguiti anche mediante ricostruzioni, è stato previsto che “il 55 % della riduzione energetica dovrà essere conseguito mediante la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni peggiori”, chiosa il Consiglio.

Sul fronte delle caldaie a combustione, l’accordo provvisorio prevede “di includere nei piani nazionali di ristrutturazione degli edifici una tabella di marcia in vista della graduale eliminazione di tali tipi di caldaie entro il 2040”, così da decarbonizzare i sistemi di riscaldamento ed eliminare gradualmente i combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffreddamento. Per far ciò, spiega il Parlamento, “gli Stati membri dovranno inoltre smettere di sovvenzionare le caldaie autonome a combustibili fossili a partire dal 2025”. Saranno però “ancora possibili incentivi per i sistemi di riscaldamento ibridi, come quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore”.

Infine, dal Trilogo del 7 dicembre 2023 è uscito un accordo provvisorio anche sull'articolo 9 bis relativo all’energia solare negli edifici che - spiegano dal Consiglio - “garantirà la diffusione di impianti di energia solare adeguati negli edifici di nuova costruzione, negli edifici pubblici e in quelli non residenziali esistenti sottoposti a una ristrutturazione per la quale è richiesta un'autorizzazione”.

Nell’ottica di assicurare congrui margini di manovra agli Stati, la nuova Direttiva case green prevede una serie di esenzioni. Tra queste, ad esempio, “gli edifici agricoli e gli edifici storici che - spiegano dal PE - possono essere esclusi dalle nuove regole, mentre i paesi dell’UE possono decidere di escludere anche gli edifici protetti per il loro particolare valore architettonico o storico, gli edifici temporanei e le chiese e i luoghi di culto”.

Consulta la proposta della Commissione UE di rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (15.12.2021)

Consulta l'Orientamento generale del Consiglio UE per quanto riguarda la direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (errata corrige) 

Consulta la posizione del Parlamento UE sulla rifusione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (14.03.2023)

Foto di Kindel Media

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