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Parlamento e Consiglio in cerca di un accordo sulla riforma del Patto di Stabilità

 

Ecofin - Copyright: European UnionDopo l'intesa tra i 27 all'Ecofin straordinario del 20 dicembre, anche la plenaria del Parlamento europeo ha approvato la sua posizione negoziale sul nuovo Patto di stabilità e crescita e avviato i triloghi con il Consiglio con l'obiettivo di raggiungere un accordo entro fine febbraio. 

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Mercoledì 17 gennaio la plenaria ha approvato, con 431 voti favorevoli, 172 contrari e 4 astensioni, il mandato per i negoziati con il Consiglio sul regolamento sulla sorveglianza multilaterale di bilancio, il cosiddetto "braccio preventivo” del Patto di stabilità e crescita, l'unico elemento della riforma della governance macroeconomica dell'Unione che passa per la procedura legislativa ordinaria.

Per gli altri due elementi del pacchetto (cioè il “braccio correttivo” del Patto, per il superamento dei disavanzi eccessivi, e la direttiva sui quadri di bilancio, che stabilisce le norme dettagliate che i governi dell'UE devono rispettare) non è invece necessario il voto dell'Aula per i negoziati con gli Stati membri.

Le posizioni negoziali di Parlamento e Consiglio, che nella stessa giornata di ieri hanno avviato il primo trilogo, differiscono tra loro e rispetto alla proposta iniziale presentata dalla Commissione europea. Il raggiungimento di un compromesso in tempi brevi, entro fine febbraio, o al più tardi a inizio marzo, è però essenziale per non rinviare il dossier alla prossima legislatura, dopo le elezioni europee 2024.

"Abbiamo bisogno di un'intesa in poche settimane, serve uno spirito di compromesso da parte di tutti", ha infatti sottolineato il commissario europeo agli Affari Economici Paolo Gentiloni a margine del voto della plenaria. "Non è un momento in cui l'UE può permettersi di tornare alle vecchie regole o di avere incertezza", ha aggiunto.

Solo una volta raggiunto l'accordo tra PE e Consiglio, la Commissione europea potrà presentare la proposta legislativa per l'applicazione delle nuove regole. "Stiamo studiando possibili opzioni per la governance, presenteremo le nostre valutazioni a febbraio, sempre a seconda di quello che sarà l'esito del processo legislativo", ha spiegato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa al termine dell'Ecofin del 16 gennaio. Valutazioni che chiariranno anche la decorrenza del nuovo quadro di governance. L'obiettivo di Bruxelles è applicarlo già a partire dal 2025, "iniziare solo nel 2026 non è auspicabile", ha sottolineato Dombrovskis.

Patto stabilità, la proposta iniziale della Commissione europea

Nel formulare la sua proposta l'Esecutivo UE è partito dalla consapevolezza che la crisi Covid-19 e quella energetica collegata alla guerra in Ucraina hanno aumentato i livelli di indebitamento degli Stati membri, ma anche dalla convinzione che la risposta solidale dell'UE sia stata efficace nel contenerne l'impatto economico e che ci sia bisogno di continuare a sostenere gli investimenti nella transizione verde e digitale per rendere l'Unione più competitiva.

Rispetto alla comunicazione presentata a novembre, le proposte legislative per la riforma del Patto di stabilità e crescita presentate il 26 aprile dalla Commissione contengono però diverse aperture alle richieste del fronte rigorista guidato dal ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, cercando un equilibrio tra regole quantitative e approccio specifico per Paese.

Per questo motivo, da una parte la proposta della Commissione conferma la regola del 3% nel rapporto deficit/Pil e la regola del 60% per il rapporto debito/Pil; dall'altra prevede un quadro di sorveglianza dell'UE basato sui diversi livelli di rischio dei paesi e su una maggiore titolarità nazionale. Alla norma sulla riduzione del debito in eccesso di un ventesimo l'anno subentra quindi un percorso di aggiustamento differenziato per ciascun paese, programmato su un orizzonte di quattro o cinque anni (in base alla durata della legislatura) prolungabili a sette, attraverso la definizione di Piani strutturali nazionali di bilancio a medio termine, che devono integrare obiettivi di bilancio, di riforma e di investimento (compresi quelli destinati ad affrontare gli squilibri macroeconomici ove necessario), in un unico processo coerente e semplificato. 

Per ogni Stato membro con un disavanzo pubblico superiore al 3% del PIL o un debito pubblico superiore al 60% del PIL, la Commissione ha proposto di fornire una "traiettoria tecnica" specifica per paese, un percorso di aggiustamento relativo a un periodo di quattro/cinque anni per garantire che il debito sia posto su un percorso plausibilmente discendente o che rimanga entro livelli prudenti e che il disavanzo rimanga o sia portato e poi mantenuto al di sotto del 3% del PIL nel medio termine. Al termine di questo periodo, la Commissione ha proposto che il rapporto tra debito pubblico e PIL sia inferiore rispetto a quello registrato all'inizio del percorso; inoltre, nella proposta della Commissione questi stessi paesi avrebbero dovuto garantire un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del PIL all'anno fintanto che il disavanzo rimane al di sopra del 3% del PIL e, in caso di allungamento del Piano a sette anni, realizzare la maggior parte dell'aggiustamento durante i primi quattro anni. Per i paesi con rapporto deficit/pil inferiore al 3% o rapporto debito/Pil inferiore al 60%, invece, Bruxelles ha previsto solo che si fornissero informazioni tecniche per garantire la conferma dei valori di riferimento nel tempo.

E' proprio sulla definizione dei percorsi di aggiustamento che si è concentrato il negoziato tra i 27, a fronte della richiesta dei paesi rigoristi di vincoli quantitativi precisi e stringenti.

Credit: European Commission - Factsheet

Tornando alla proposta della Commissione, l'allungamento del percorso di un massimo di tre anni (quindi fino a sette in totale) è stato previsto da Bruxelles solo a fronte di impegni ambiziosi in materia di riforme e investimenti che favoriscano la sostenibilità del debito e rispondano alle priorità e agli obiettivi comuni dell'UE.

Alla Commissione spetta valutare i Piani nazionali, poi adottati dal Consiglio in caso di valutazione positiva da parte dell'Esecutivo UE, mentre i paesi membri sono chiamati a fornire relazioni annuali per consentire il monitoraggio dell'attuazione e dei progressi compiuti. La base per definire il percorso di aggiustamento di bilancio e per attuare la sorveglianza di bilancio annuale è costituita da un unico indicatore: la spesa primaria netta, vale a dire la spesa soggetta al controllo di un governo. 

Leggi la comunicazione della Commissione europea sulla governance economica

Leggi le proposte legislative sulla governance economica

Le posizioni di Consiglio e Parlamento sul Patto di stabilità

Il tema della riforma del Patto di stabilità e crescita è stato affrontato per la prima volta dai ministri delle Finanze UE in occasione dell'Ecofin del 16 giugno scorso, appuntamento a cui undici paesi - Germania, Repubblica Ceca, Austria, Bulgaria, Danimarca, Croazia, Slovenia, Lituania, Lettonia, Estonia e Lussemburgo - si sono presentati con una lettera aperta, pubblicata il 15 giugno su diversi quotidiani europei, che ha bollato la proposta della Commissione come un mero punto di partenza. “Per mantenere la credibilità di fronte ai mercati dei capitali, gli Stati membri devono evitare deficit e livelli di indebitamento eccessivi e attuare riduzioni realistiche, tempestive e sufficienti dei deficit e degli indici di indebitamento”, hanno scritto gli undici ministri, favorevoli a un accordo solo a fronte di regole finanziarie “affidabili, trasparenti, facilmente misurabili e vincolanti” e di “criteri quantitativi applicabili in tutti gli Stati membri”. Approccio che però - ha replicato sempre a mezzo stampa il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, esprimendo una posizione condivisa anche da Italia, Grecia, Spagna e Portogallo - rischia di ipotecare la crescita e gli investimenti per gli obiettivi strategici dell'Unione.

Con queste posizioni i ministri si sono ritrovati dopo la pausa estiva all'Ecofin informale del 15 e 16 settembre di Santiago De Compostela e poi il 17 ottobre a Lussemburgo per l'Ecofin formale. Il 26 e 27 ottobre è stata la volta dei capi di Stato e di Governo riuniti nel Consiglio europeo, che si è chiuso però senza avanzamenti decisivi. I primi segnali positivi sono arrivati dopo la riunione Ecofin del 9 novembre, che si è chiuso con l'impegno di Berlino e Parigi a tenere degli incontri bilaterali per trovare una quadra e provare a traghettare il resto dei paesi verso un accordo, e l'annuncio della presidenza spagnola di un testo legislativo in arrivo su cui basare la trattativa formale. 

Il 19 dicembre i ministri dell'Economia di Germania e Francia, Christian Lindner e Bruno Le Maire, hanno annunciato di aver raggiunto un compromesso, anticipando l'accordo a 27 raggiunto in occasione dell'Ecofin straordinario del 20 dicembre.

I principali elementi del compromesso sono:

  • per quanto riguarda il debito, una riduzione media annua dell'1% per i Paesi maggiormente indebitati come Francia e Italia (con rapporto debito/PIL superiore al 90%) e dello 0,5% per i paesi in cui il debito è più contenuto (tra il 60% e il 90%);
  • relativamente al deficit, conferma del tetto del 3% in rapporto al PIL, ma con un margine di salvaguardia, pari all’1,5% del PIL cui tendere al posto del precedente obiettivo a medio termine (0,5% del PIL in termini strutturali);
  • introduzione di un periodo transitorio, fino al 2027, in cui la Commissione terrà conto conto dell'aumento del peso degli interessi sul debito e quindi sarà possibile limitare lo sforzo di aggiustamento richiesto agli Stati membri;
  • margine di deviazione dal percorso di aggiustamento concordato con la Commissione limitato, nella prima fase, allo 0,3% del PIL;
  • allungamento automatico del Piano di risanamento a 7 anni, in virtù degli impegni nella transizione green e digitale assunti con i PNRR;
  • trattamento separato della spesa per la difesa, come fattore mitigante rispetto all'entità della deviazione dai Piani di risanamento e quindi irrilevanti ai fini dell'avvio delle procedure per squilibri macro-economici eccessivi.

Un quadro nel complesso a luci e ombre per il ministro delle Finanze italiano Giancarlo Giorgetti, secondo cui "ci sono alcune cose positive e altre meno", ma l'Italia si trova comunque a sottoscrivere "un accordo sostenibile" che impegna a "una realistica e graduale riduzione del debito mentre dall'altra guarda agli investimenti specialmente del PNRR con spirito costruttivo".

Dal momento che l'accordo tra i ministri UE è stato raggiunto in videoconferenza, l'adozione formale dei testi legislativi da parte del Consiglio è arrivata il 21 dicembre, con il via libera dei rappresentanti permanenti dell'Unione riuniti nel Coreper.

L'assetto definitivo del nuovo Patto dipenderà ora dal negoziato con il Parlamento europeo, che ha approvato la propria posizione l'11 dicembre in commissione Econ e poi in plenaria il 17 gennaio. Un testo con cui gli eurodeputati chiedono di fissare valori numerici chiari per definire la riduzione necessaria del debito eccessivo e per consentire nuove deviazioni dal percorso fissato e portano a 10 anni il periodo massimo per completare la riduzione del debito eccessivo, prevedendo anche nuove procedure per aumentare la titolarità nazionale dei piani strutturali di riduzione.

Alle 13.00 dello stesso giorno è partito il primo trilogo tra le istituzioni UE, che ora puntano a un'intesa entro fine febbraio. Arrivati a un accordo servirà un nuovo lavoro tecnico da parte della Commissione per chiarire scenari e tempi di applicazione del Patto riformato. "La preoccupazione dei colleghi è come saranno esattamente le nuove regole", ha precisato il ministro delle Finanze belga, Vincent van Peteghem, a nome della presidenza del Consiglio in occasione dell'Ecofin del 16 gennaio, aggiungendo che sui tempi di applicazione ci sarà un dibattito dopo i triloghi. L'auspicio delle istituzioni UE è che le nuove regole possano applicarsi fin di bilanci del 2025, ma è altamente probabile un periodo transitorio per l'entrata in vigore del nuovo quadro.

Per approfondire: Riforma Patto Stabilità: Roma chiede flessibilità e sostegno agli investimenti

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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