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Ecco la proposta di riforma del Patto stabilità

 

Foto di Gerd Altmann da PixabayLa Commissione europea ha presentato il pacchetto legislativo per la riforma della governance economica dell'Unione. Confermato il quadro generale già anticipato nella comunicazione di novembre, ma con vincoli più stringenti per i paesi più indebitati che, su pressione del fronte dei falchi, capitanati dalla Germania, dovranno garantire un aggiustamento di bilancio di almeno lo 0,5% del Pil ogni anno.

Le novità sulla sospensione del Patto di stabilità

L'obiettivo della Commissione è l'adozione del nuovo quadro di governance entro il 2023, dal momento che nel 2024 è già prevista la disattivazione della clausola di salvaguardia e tornerebbe altrimenti ad applicarsi l'attuale versione del Patto di stabilità e crescita. Una partita non facile, che vede riproporsi tra i paesi UE lo scontro tra i falchi, fautori di una politica di fiscale rigorosa, e le colombe, secondo cui una nuova stagione di austerity minerebbe le prospettive di crescita dei paesi più indebitati. Con un elemento inedito: il venir meno del tradizionale asse franco-tedesco e l'insolita vicinanza tra Roma e Parigi, accomunate da livelli elevati di indebitamento e contrarie alla rigidità dei percorsi di riduzione del debito prospettati da Berlino.

Le proposte legislative della Commissione saranno oggetto di confronto durante la riunione informale dei ministri dell'Economia e delle Finanze organizzata dalla presidenza svedese del Consiglio il 28 e il 29 aprile. Di fatto, però, le posizioni dei diversi paesi UE sono già state espresse in occasione delle riunioni del 6 dicembre, del 14 febbraio e infine dell'Ecofin del 14 marzo scorso, terminato con l'adozione di conclusioni che – nonostante le divisioni tra i 27 – confermano l'obiettivo affatto scontato di un'intesa entro l'anno tra i paesi UE e con il Parlamento europeo.

Decisivo, per il processo di riforma della governance, sarà quindi il successo del tentativo di mediazione della Commissione europea che, rispetto alla comunicazione presentata a novembre, ha inserito nelle proposte legislative del 26 aprile alcune modifiche chiave, per andare incontro alle richieste del fronte rigorista, guidato dal ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner.

Cosa prevede la riforma della governance economica

Le proposte legislative per la riforma del Patto di stabilità e crescita tengono conto sia della crisi Covid19 - dell'aumento dei livelli di indebitamento che ne è derivato, ma anche dell'efficacia della risposta solidale dell'UE nel contenere l'impatto economico della pandemia - sia della necessità di continuare a sostenere gli investimenti nella transizione verde e digitale per rendere l'Unione più competitiva.

Per questo motivo, pur confermando la regola del 3% nel rapporto deficit/Pil e la regola del 60% per il rapporto debito/Pil, la riforma propone un quadro di sorveglianza dell'UE basato sui diversi livelli di rischio dei paesi UE e su una maggiore titolarità nazionale.

Alla norma sulla riduzione del debito in eccesso di un ventesimo l'anno subentra quindi un percorso di aggiustamento differenziato per ciascun paese, programmato su un orizzonte di quattro anni prolungabili a sette, attraverso la definizione di Piani strutturali nazionali di bilancio a medio termine, che dovranno integrare obiettivi di bilancio, di riforma e di investimento (compresi quelli destinati ad affrontare gli squilibri macroeconomici ove necessario), in un unico processo coerente e semplificato. 

Per ogni Stato membro con un disavanzo pubblico superiore al 3% del PIL o un debito pubblico superiore al 60% del PIL, la Commissione fornirà una "traiettoria tecnica" specifica per paese, un percorso di aggiustamento relativo a un periodo di quattro anni che cercherà di garantire che il debito sia posto su un percorso plausibilmente discendente o rimanga entro livelli prudenti e che il disavanzo rimanga o sia portato e poi mantenuto al di sotto del 3% del PIL nel medio termine. Al termine di questo periodo, andando incontro alle richieste della Germania la Commissione ha previsto che il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrà essere inferiore rispetto a quello registrato all'inizio del percorso; inoltre, questi stessi paesi dovranno garantire un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del PIL all'anno fintanto che il disavanzo rimane al di sopra del 3% del PIL e, in caso di allungamento del Piano a sette anni, dovranno realizzare la maggior parte dell'aggiustamento durante i primi quattro anni.

Per i paesi con rapporto deficit/pil inferiore al 3% o rapporto debito/Pil inferiore al 60%, invece, si prevede che Bruxelles fornisca informazioni tecniche per garantire che questi valori di riferimento vengano confermati nel tempo.

Traiettorie tecniche e informazioni tecniche saranno gli elementi guida che orienteranno la progettazione degli obiettivi di spesa pluriennali nei Piani strutturali dei 27, con i rispettivi percorsi di bilancio a medio termine e gli impegni prioritari in materia di riforme e investimenti pubblici.

Credit: European Commission - Factsheet

L'allungamento del percorso di un massimo di tre anni (quindi fino a sette in totale) sarà possibile solo a fronte di impegni in materia di riforme e investimenti che favoriscano la sostenibilità del debito e rispondano alle priorità e agli obiettivi comuni dell'UE.

Sarà la Commissione a valutare i Piani nazionali e il Consiglio ad adottarli in caso di valutazione positiva da parte dell'Esecutivo UE, mentre i paesi membri dovranno fornire relazioni annuali per consentire il monitoraggio dell'attuazione e dei progressi compiuti. La base per definire il percorso di aggiustamento di bilancio e per attuare la sorveglianza di bilancio annuale sarà costituita da un unico indicatore: la spesa primaria netta, vale a dire la spesa soggetta al controllo di un governo. 

Clausole di salvaguardia generali e specifiche per paese consentiranno scostamenti dagli obiettivi di spesa in caso di grave recessione economica nell'UE o nell'area euro o di circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro con un forte impatto sulle finanze pubbliche. Sarà il Consiglio, sulla base di una raccomandazione della Commissione, a decidere in merito all'attivazione e alla disattivazione di tali clausole.

In linea generale, però, nel quadro della riforma l'applicazione delle regole sarà più rigorosa rispetto al passato: le deviazioni dal percorso di aggiustamento di bilancio concordato porteranno automaticamente all'apertura di una procedura per disavanzi eccessivi e il mancato rispetto degli impegni di riforma e di investimento che giustificano la proroga della durata del Piano a sette anni si tradurrà in una riduzione del periodo di aggiustamento.

Anche l'esecuzione delle sanzioni verrà potenziata, sul piano finanziario e reputazionale, così come l'applicazione della condizionalità macroeconomica per i fondi strutturali e per il Dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Nessuna golden rule per gli investimenti funzionali alla transizione green e digitale o per la difesa. Il dibattito tra i 27 non ha portato ad un consenso circa l'eventuale esclusione delle spese per alcune tipologie di investimento dal computo ai fini del rispetto del Patto di stabilità.

Le proposte saranno ora oggetto di discussione tra i 27 e con il Parlamento europeo. 

Per approfondire: Verso compromesso tra aiuti di Stato e flessibilità sui fondi europei

Leggi la comunicazione della Commissione europea sulla governance economica

Leggi le conclusioni dell'Ecofin del 14 marzo 2023

Leggi le proposte legislative sulla governance economica

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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