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Operativo Patrimonio Destinato, sostegno a capitalizzazione grandi imprese

 

Patrimonio Rilancio CDPDopo un anno di gestazione, il MEF e CDP annunciano l’entrata in funzione di Patrimonio Rilancio che tramite tre Fondi (uno per le esigenze finanziarie temporanee, uno per piani di investimento e uno le operazioni di ristrutturazione) sosterrà le imprese italiane con oltre 50 milioni di euro di fatturato.

Dl Rilancio: le misure per il rafforzamento patrimoniale delle imprese

Dal 2 luglio 2021 Patrimonio Destinato - lo strumento creato lo scorso anno dal decreto Rilancio per supportare una parte importante del nostro tessuto economico (quello costituito dalle grandi imprese strategiche con un fatturato sopra i 50 milioni di euro) davanti agli effetti negativi causati dal Covid - diventa operativo.

Il taglio del nastro arriva a distanza di poche settimane dalle ultime manovre messe in atto da governo e CDP per la sua entrata in funzione - incluso il dl Sostegni bis che ne ha adeguato gli interventi nelle forme e alle condizioni previste dal Temporary Framework - e a circa 9 mesi dall’entrata in vigore delle prime tre misure previste dal dl Rilancio per il rafforzamento patrimoniale delle imprese italiane, destinate però alle PMI.

Che cos’è Patrimonio Destinato di CDP

Nato con il duplice obiettivo di tutelare i nostri gioielli produttivi e di contribuire a traghettare il Paese fuori dalla crisi generata dalla pandemia, Patrimonio Destinato è un società veicolo ad hoc creata dal decreto Rilancio e gestita da Cassa depositi e prestiti (CDP). La misura consente di supportare la ricapitalizzazione di società per azioni con sede in Italia (escluse banche e assicurazioni) che abbiano un fatturato superiore ai 50 milioni di euro.

Si tratta di un intervento, quindi, che consolida la base di capitale delle grandi imprese andate in sofferenza in questi mesi a causa del Covid, grazie a un portafoglio di interventi, con limitati impatti sulla governance, quali strumenti ibridi di patrimonializzazione e aumenti di capitale.

Patrimonio Rilancio sarà operativo fino a fine anno. Il decreto Sostegni bis ha infatti prorogato tutte le scadenze al 31 dicembre 2021, in linea con la Comunicazione della Commissione UE C 2021/C 34/06 dello scorso 28 gennaio 2021. Prima del dl 73-2021, invece, la sottoscrizione di tutte le operazioni di ricapitalizzazione (tranne quella sui prestiti obbligazionari subordinati che prevedeva contratti da sottoscrivere entro il 30 giugno 2021) era fissata per il 30 settembre 2021.

Cosa prevede il dl Sostegni bis per imprese, cittadini e lavoratori?

Le operazioni di ricapitalizzazione di Patrimonio Destinato

Complessivamente Patrimonio Destinato funziona tramite quattro operazioni di ricapitalizzazione: 

  • La partecipazione ad aumenti di capitale in Temporary Framework, uno strumento dedicato a interventi superiori ai 100 milioni di euro, che permette di rafforzare e stabilizzare il patrimonio dell’impresa, sostenendone i piani di sviluppo di medio-lungo termine, grazie al miglioramento dello standing creditizio e il supporto ai piani di sviluppo nel medio-lungo termine. 
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati convertibili, uno strumento della durata pari a 5 anni per le imprese quotate (e 6 anni per quelle non quotate) con cui vengono sostenute le esigenze di finanziamento dell’impresa a supporto dei piani di sviluppo nel medio-lungo termine.
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati convertendi, soluzione pensata per le imprese che intendono ottenere un finanziamento con una durata fino a 5 anni e importo minimo di 25 milioni di euro per il quale (a differenza dei prestiti obbligazionari subordinati convertibili), l'opzione di rimborso cash o conversione in capitale azionario è in capo all'emittente con obbligo di conversione a scadenza in cash o mediante consegna di azioni.
  • La sottoscrizione di prestiti obbligazionari subordinati, uno strumento della durata fino a 6 anni e importo minimo di 1 milione di euro, che sostiene le esigenze di finanziamento dell’impresa a supporto degli investimenti relativi a stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia.

L'accesso agli strumenti sopra indicati avviene in 4 step:

  • Scelta intermediario: l'impresa fa richiesta a uno degli intermediari partner di CDP (l’elenco per ciascun strumento è presente sul sito dedicato a Patrimonio Rilancio);
  • Verifica requisiti: l'intermediario verifica i requisiti e invia la richiesta a CDP;
  • Valutazione: CDP analizza la richiesta e delibera l'intervento;
  • Erogazione: in caso di esito positivo, CDP procede al perfezionamento dell'intervento in favore dell'impresa.

I tre Fondi di Patrimonio Rilancio 

La misura è suddivisa in tre ambiti di operatività. Il primo è rappresentato dal Fondo Nazionale Supporto Temporaneo (FNST), che prevede interventi temporanei in aziende sane che hanno subìto impatti derivanti dall’emergenza Covid-19. In linea con il Temporary Framework europeo, il Fondo opera tramite tutti e quattro le operazioni di ricapitalizzazioni previste da Patrimonio Rilancio.

Il secondo ambito è costituito, invece, dal Fondo Nazionale Strategico (FNS) che prevede  investimenti (sia di carattere diretto che indiretto) con il coinvolgimento di altri investitori di mercato, in imprese caratterizzate da solide prospettive di crescita, al fine di supportarne i piani di sviluppo. Si tratta di operatività a condizioni di mercato e prevede, in particolare, la sottoscrizione di aumenti di capitale e prestiti obbligazionari convertibili.

Infine, il terzo e ultimo ambito di operatività è quello del Fondo Nazionale Ristrutturazioni Imprese, dedicato agli interventi in aziende caratterizzate da temporanei squilibri patrimoniali e finanziari, ma con adeguate prospettive di redditività futura. Il Fondo opera in co-investimento con altri operatori di mercato specializzati e prevede due tipologie di operatività:

  • Operatività diretta, per interventi superiori a 250 milioni di euro prevalentemente mediante la sottoscrizione di aumenti di capitale, in presenza di uno o più co-investitori privati;
  • Operatività indiretta, mediante la sottoscrizione di quote o azioni di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (“OICR”) alternativi italiani, inclusi gli OICR di credito, per interventi superiori a 30 milioni di euro.

Quali aziende possono accedere a Patrimonio Destinato

Entrando nel merito delle aziende che possono beneficiare di Patrimonio Destinato, il Regolamento 26-2021 (pubblicato sulla GURI del 10 marzo) specifica che si tratta delle “società per azioni, anche con azioni quotate in mercati regolamentati, comprese quelle costituite in forma cooperativa” che hanno sede legale in Italia e un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro. 

Oltre a questi requisiti “base”, la società deve soddisfare in via cumulativa anche una serie di altri requisiti.

Il primo requisito è quello che prevede che “in assenza dell'intervento, la società rischia di perdere la continuità aziendale. Tale requisito”, prosegue il Regolamento, “s’intende soddisfatto qualora alla data di richiesta dell'intervento il rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto” (ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo dell'impresa) è “maggiore rispetto al livello normalizzato specifico del settore in cui opera l'impresa, calcolato come la media del rapporto tra l'indebitamento e il patrimonio netto mediano ovvero tra l'indebitamento e il margine operativo lordo mediano per il triennio 2017-2019, e almeno uno di tali rapporti ha registrato un deterioramento rispetto ai relativi valori registrati alla data del 31 dicembre 2019”.

Il secondo requisito è quello relativo alla “strategicità” dell'impresa. Secondo il Regolamento, infatti, l’azienda è ammessa se risulta essere “nell'interesse generale intervenire, in quanto l'intervento contribuisce ad evitare difficoltà di ordine sociale e considerevoli perdite di posti di lavoro, l'uscita dal mercato di un'impresa innovativa o di importanza sistemica, il rischio di perturbazioni di un servizio importante o situazioni analoghe debitamente giustificate”. Ma cosa significa nel concreto? I dettagli sono indicati sempre nel Regolamento. Il decreto infatti afferma che tale “requisito si intende soddisfatto qualora l'impresa appartenga ad almeno una delle seguenti categorie”: 

  • “Imprese operanti in uno dei seguenti settori strategici: ferrovie; strade e autostrade; sistemi  di  trasporto  rapido  di  massa  per  le  aree metropolitane; porti e interporti; aeroporti; ciclovie;
  • Imprese di rilevante interesse nazionale o ad alto contenuto tecnologico individuate secondo i seguenti requisiti dimensionali e di settore (...) per tali intendendosi le imprese beneficiarie operanti nei seguenti settori: difesa; sicurezza; infrastrutture; trasporti; comunicazione; energia; ricerca e innovazione ad alto contenuto tecnologico; turistico-alberghiero; agroalimentare e della distribuzione; gestione di beni culturali e artistici;
  • Al di fuori delle società operanti nei predetti settori, sono altresì di rilevante interesse nazionale le società con un fatturato annuo netto non inferiore a 300 milioni di euro;
  • Imprese che rientrano nel 30% delle imprese con maggior numero di dipendenti nella provincia dove è situata la propria sede legale ovvero la sede dello stabilimento produttivo”.

Il terzo requisito che deve essere posseduto è quello relativo alla possibilità di ottenere i soldi altrove. Il Regolamento infatti prevede che è ammessa l'impresa che, “avuto riguardo alle interlocuzioni con il settore bancario, non ha potuto reperire finanziamenti sui mercati a condizioni accessibili”. 

Il quarto requisito prevede che l'impresa non si trovasse, “alla data del 31 dicembre 2019, in situazione di difficoltà”.

Infine l’ultimo requisito è quello che, “alla Data di richiesta dell'intervento, l'impresa non è societa a partecipazione pubblica, ad eccezione delle società in cui la partecipazione pubblica è inferiore al 10% del capitale sociale e delle società quotate”.

Cosa disciplina il Regolamento di Patrimonio Destinato?

Le regole di funzionamento di Patrimonio destinato sono state stabilite dal Regolamento operativo della misura approvato dal decreto n. 26 del 3 febbraio 2021. Il decreto, infatti, oltre a indicare nel dettaglio i requisiti per accedere alla misura, interviene anche in merito a:

  • I criteri di valutazione della congruità del Patrimonio Destinato; 
  • I criteri e le modalità di restituzione al Ministero dell'economia da parte di CDP della quota degli apporti che risulti eventualmente eccedente rispetto alle finalità per cui è costituito il Patrimonio Destinato; 
  • I criteri, le condizioni e le modalità di operatività della garanzia di ultima istanza dello Stato sulle obbligazioni del Patrimonio Destinato; 
  • La remunerazione e il funzionamento del conto corrente di tesoreria centrale fruttifero su cui confluiscono le disponibilità liquide del Patrimonio Destinato.

Gli aspetti innovativi di Patrimonio Destinato, che rendono più efficace l’aiuto

L’Italia è stata tra i primi paesi a creare uno strumento simile, sfruttando il Temporary Framework europeo sugli aiuti di stato. Tra i diversi aiuti temporanei previsti da Bruxelles, infatti, c’è anche quello che permette interventi mirati di ricapitalizzazione. Una misura essenziale per sostenere le imprese e che l’Italia ha colto al balzo, inserendola già nel dl Rilancio.

Invece di trasporre semplicemente quanto previsto da Bruxelles, però, il governo italiano ha preferito dialogare con la Commissione, in modo da mettere in campo uno strumento adatto alle esigenze italiane, rendendolo effettivamente utile alle imprese.

Patrimonio Destinato ha infatti allargato la platea di strumenti previsti dal Temporary Framework, aggiungendone due, come aveva avuto modo di spiegare a settembre l'allora ministro dell’economia Roberto Gualtieri, nel corso di un’audizione parlamentare. “Il Temporary Framework contempla solo due tipi di interventi: la sottoscrizione di azioni e la sottoscrizione di strumenti ibridi automaticamente convertiti in azioni nel caso in cui alla scadenza l’impresa beneficiaria non sia ancora in grado di rimborsare i titoli”. Nell’interlocuzione con la Commissione europea, invece, l’Italia ha proposto di aggiungere “anche degli ibridi convertibili (l’opzione della conversione dei quali è nelle mani del sottoscrittore) che non sono esplicitamente contemplati dal TF e che sono al tempo stesso più convenienti per l’impresa e offrono maggiori salvaguardie per lo Stato”.

Il primo apporto di 3 miliardi a Patrimonio Destinato di CDP

Come è ormai noto a chi ha seguito la genesi del Fondo, la dotazione complessiva di Patrimonio Destinato vale 44 miliardi di euro. Di questi, “ai fini della dotazione iniziale del Patrimonio Destinato sono assegnati”, si legge nel decreto del MEF del 7 maggio, “titoli di Stato per un controvalore di 3 miliardi di euro, dei quali il Dipartimento del Tesoro dispone l'emissione entro 15 giorni lavorativi dalla pubblicazione in Gazzetta” del decreto - avvenuta il 15 maggio - e “la conseguente assegnazione”.

Come stabilito dal decreto del MEF sulla prima tranche di fondi, per il 2020 “è autorizzata l’assegnazione a CDP di titoli di Stato, nel limite massimo di 44 miliardi di euro, appositamente emessi”.

Fonti governative hanno riportato alla Reuters che “il patrimonio destinato sarà costituito in più tranche” e pertanto, dopo il primo decreto del MEF da 3 miliardi, nel prossimo futuro ne dovrebbero seguire altri.

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