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Torna l'appeal di un supervisore finanziario europeo

Jean-Claude Trichet President of ECB - Credit © European Communities, 2009Con l’aggravarsi della crisi economica, sembra sempre meno peregrina l’idea di un supervisore centralizzato in seno all’Unione Europea per le banche multinazionali e per le compagnie assicurative, nonostante la tradizionale contrarietà della Germania e della Gran Bretagna. Presentando una nuova serie di desolanti previsioni per il 2009 riferite alla Eurozona, Angel Gurria, segretario generale dell’OCSE, ha sottolineato l’urgenza di vigilare in modo più consistente le istituzioni finanziarie che operano nell’Unione Europea.

“Oggi le circostanze lo provano – ha affermato Gurria nel corso di una conferenza stampa a Parigi, dove risiede il quartier generale dell’Ocse -  Il salvataggio o la bancarotta dei principali gruppi internazionali negli ultimi mesi ha ulteriormente dimostrato come il sistema europeo debba mettere in campo misure frenetiche per affrontare le conseguenze più negative della crisi finanziaria”.

Da uno studio pubblicato dall’OCSE, che comprende la maggior parte dei paesi dell’UE, ma anche gli USA, il Canada e il Giapppone, emerge l'auspicio di un nuovo approccio integrato alla vigilanza europea.

Secondo l’Ocse, due sarebbero le possibilità: istituire un singolo supervisore finanziario in ambito UE, oppure creare un sistema europeo di supervisori costituito da un’agenzia centrale che lavori in tandem con i supervisori nazionali. L’appello dell’Ocse fa seguito alle recenti dichiarazioni di Jean-Claude Trichet, da cui trapelerebbe la volontà della Banca centrale Europea di assumersi il nuovo compito di monitoraggio.

Tuttavia il grande ostacolo riguarda la possibile estensione dei potersi della Bce. La banca infatti ha unicamente il compito di agire nel solco dei sedici paesi dell’Eurozona, escludendo così dal suo raggio d’azione Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Polonia e la maggior parte dei paesi membri dell’UE che si trovano più ad est e che non hanno adottato la moneta unica.

Creare una nuova agenzia preposta alla vigilanza bancaria e finanziaria equivarrebbe ad estendere i poteri della Bce ai paesi esterni all’Eurozona. Anche questa proposta è osteggiata dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Si uniscono al coro i piccoli stati membri, specialmente quelli dell’Est Europa, che si oppongono strenuamente alla proposta, volendo mantenere il controllo dei propri settori bancari.

La Francia e l’Italia, desiderose di promuovere una supervisione centralizzata europea, specialmente in vista del G20, preferirebbero invece portare il dibattito ad livello mondiale. Se l’Italia è stata tra i primi a caldeggiare l’idea del supervisore, la Commissione Europea, invece, ha fatto un passo indietro di fronte all’opposizione dei governi nazionali.
(Alessandra Flora)

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