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Internet: la governance che non c’è

 Con l’aumentare del numero degli utenti di Internet e con il successo planetario dei siti di social networking l’intento di governare in modo verticistico la Rete sconfina sempre più nel faceto. Oltre alle azioni messe in campo dai singoli paesi, che purtroppo in alcuni casi – la Cina più di tutti - hanno degenerato in una vera e propria censura, da più parti tuttavia si invoca la cosiddetta governance di Internet, una regolamentazione internazionale che consenta il rispetto delle diversità e delle minoranze linguistiche, ma che allo steso tempo possa legittimare delle azioni transnazionali per reprimere gli abusi perpetrati dai malintenzionati e dagli hacker.

Ogni anno i rappresentanti dei governi, della società civile e delle maggiori aziende di Ict si riuniscono in una capitale del mondo per celebrare l’Internet Governance Forum. Dopo gli incontri di Atene e di Rio de Janeiro, l’ultimo meeting mondiale si è svolto un po’ in sordina - a causa dell’attentato di Mumbai nel dicembre 2008 - a Hyderabad, India. Lo scorso 24 febbraio 2009, a Ginevra, un summit intermedio ha ribadito l’importanza della cooperazione e del dialogo tra i governi, ha sottolineato l’importanza della collaborazione con l’onnipresente e potentissimo Icann (l’ente mondiale preposto all’assegnazione dei nomi e dei numeri su Internet) e ha salutato positivamente l’adesione copiosa di nuove aziende e stakeholder, in vista del prossimo summit di Sharm el Sheik, in Egitto. Lodevoli iniziative, fondamentali per proseguire un dibattito democratico, ma che spesso non riescono ad incidere come dovrebbero sulle questioni cruciali della Rete.

Nel gennaio 2009, in Italia, il Garante della Privacy ha dedicato l’ultima giornata europea sui dati personali  al fenomeno di Facebook, che con più di 6 milioni e mezzo di utenti viene definito” un bel giocattolo” da cui tuttavia è necessario sapersi difendere.

A livello europeo non si può omettere il progetto Safer Internet 2009-2013 della Commissione Europea,  con un budget complessivo di 55 milioni di euro, che intende seguire le orme dell’omonimo progetto lanciato nel 2005. Sulla scorta delle nuove applicazioni legate al Web 2.0, prime fra tutte quelle legate alle “piazze virtuali” del social networking, il programma si pone l’obiettivo di combattere fenomeni crescenti come il bullismo ed il furto di identità e di proteggere i minori.

Safer Internet ha compiuto il primo grande passo: diciassette colossi del web, tra cui Facebook, Google-YouTube, Microsoft Europe, Myspace, Netlog e Yahoo Europe, hanno firmato un accordo europeo volto a migliorare la sicurezza dei minorenni che utilizzano i siti di socializzazione in rete. Con 41,7 milioni di utenti regolari in Europa, i network di socializzazione rappresentano un fenomeno sociale ed economico emergente. L'accordo firmato a Lussemburgo, in occasione della giornata "Safer Internet" organizzata dalla Commissione europea, consente ai minori di socializzare in rete senza pericoli.

Vediamo le principali novità previste dall’accordo:

  • E’ introdotto il tasto "segnalazione di abusi", facile e accessibile;
  • Si assicura che i profili completi online e gli elenchi dei contatti di utenti di siti Internet registrati come minorenni siano automaticamente classificati come "privati", per impedire ai malintenzionati di entrare in contatto con i giovani;
  • Verranno rese impossibili le ricerche in merito ai profili privati di utenti minorenni attraverso siti Internet e i motori di ricerca;
  • E’ garantita l’accessibilità alla tutela della privacy in ogni momento,
  • E’ impedito di utilizzare i servizi agli utenti che non abbiano l'età minima richiesta.

In conclusione, facendo salve le riflessioni di lana caprina dal carattere puramente filosofico e sociologico, la governance di Internet comprende i temi più disparati, ma si scontra inevitabilmente con le limitazioni nazionali ed i localismi. A rimetterci potrebbero essere soprattutto coloro che navigano ignorando le regole del gioco.

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