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Riforma PA - CdM, via a taglia tempi e riforma dei porti

 

Arrivano al traguardo la riforma dei porti e il decreto “taglia tempi” per le opere strategiche.

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Sono queste le due novità più importanti arrivate con il Consiglio dei ministri di giovedì. Il Governo, durante la riunione, ha approvato in via definitiva altri quattro provvedimenti di attuazione della riforma della Pubblica amministrazione. Tra questi, spicca il testo che taglierà a quindici le Autorità portuali, semplificando il nostro sistema di trasporto via mare. Insieme al regolamento che metterà su una corsia preferenziale, in termini di tempi e di autorizzazioni, alcuni investimenti considerati prioritari da Palazzo Chigi.

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Il "taglia tempi"

La novità principale, come detto, riguarda il decreto che taglia i tempi necessari per autorizzare infrastrutture, insediamenti produttivi e attività imprenditoriali di interesse nazionale. Il provvedimento, licenziato in via definitiva, rientrava nel perimetro della riforma della pubblica amministrazione del ministro Marianna Madia: entrerà in vigore a partire da gennaio.

Doppia corsia

Nello specifico, Comuni e Regioni potranno individuare, con cadenza annuale, investimenti strategici di grande rilevanza finanziaria e forte impatto occupazionale per i quali richiedere alla presidenza del Consiglio dei ministri una procedura accelerata che li metta su una corsia preferenziale. Ma non è tutto. Ulteriori interventi potranno essere proposti dallo stesso presidente del Consiglio. Che avrà anche il potere di intervenire con poteri sostitutivi nel caso in cui le amministrazioni territoriali non rispettino i termini previsti dalla legge.

I poteri del premier

In ogni caso, comunque, spetterà a Palazzo Chigi disporre materialmente il taglio dei tempi burocratici previsti per tutte le procedure autorizzatorie necessarie ad aprire un’attività. Il testo, nella versione appena approvata, recepisce le indicazioni dei pareri parlamentari e del Consiglio di Stato. Stabilisce, allora, che servirà un secondo provvedimento per determinare i criteri attraverso i quali comporre gli elenchi degli interventi da far accelerare. In questo modo, le Regioni vogliono assicurarsi che infrastrutture e nuovi impianti non siano definiti in maniera completamente arbitraria. Il secondo decreto, allora, è di fatto una concessione ai governatori, che eviterà un contenzioso successivo.

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La riforma dei porti

Accanto a questa, arriva al traguardo anche la riforma delle autorità portuali, alla quale il Ministero delle Infrastrutture sta lavorando da tempo, attraverso un faticoso processo di trattativa con le Regioni. Nello specifico, il provvedimento provvede alla riorganizzazione amministrativa del sistema portuale. Il decreto riforma il sistema portuale italiano sulla base di quindici Autorità principali, che coordinano gli altri porti di rilevanza nazionale e che avranno sede nei porti definiti “core” secondo la normativa europea.

Semplificazione delle procedure

Le nuove Autorità di sistema portuale avranno una governance snella. In questo senso, la riforma introduce significative norme di semplificazione fra cui lo sportello unico doganale, lo sportello unico amministrativo e lo sportello unico di controllo. E dispone anche un efficientamento degli organi di governo per le Autorità di sistema portuale. Recependo, anche in questo caso, le indicazioni dei pareri parlamentari, della Conferenza unificata e del Consiglio di Stato.

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