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La Corte dei conti Ue critica i progetti per la sanita'

 
Commissione EuropeaIl Programma d’azione europeo nel campo della sanità pubblica 2003-2007 è uno strumento efficace per migliorare la salute? E’ l'interrogativo che titola la relazione speciale della Corte dei Conti Ue sui progetti europei nel settore sanitario e la risposta è un lungo elenco di critiche. L’organismo di Audit Ue con sede a Lussemburgo evidenzia mancanze e problemi dei progetti finanziati da Bruxelles nel settore sanitario fino a mettere in dubbio l’utilità di alcune iniziative.

Pollice verso dunque per le 352 iniziative che, nel periodo 2003-2007 sono costate alla comunità 232 milioni di euro. Secondo la Corte il Programma per la sanità pubblica:

  • ha avuto obiettivi molto ampi e ambiziosi che contrastano decisamente con i limitati mezzi a sua disposizione;
  • Mancano gli obiettivi strategici: la logica d'intervento del programma non è stata mai esplicitata e ciò non ha facilitato la definizione di obiettivi chiari, significativi e logicamente correlati e di indicatori di performance adeguati;
  • i settori d'intervento del programma stabiliti dai piani di lavoro annuali sono stati numericamente superiori ai progetti finanziati e a essi rivolti, tanto che la molteplicità e la diversità degli argomenti trattati dai progetti e dei gruppi destinatari hanno condotto a una diluizione dei contributi e a risultati frammentari;
  • L'efficacia dei progetti è stata sminuita da lacune nella loro concezione e da problemi di attuazione. Salvo alcune eccezioni, i progetti non hanno specificato quali risultati intendessero conseguire e di conseguenza non sono stati in grado di dimostrare il loro successo;
  • Non vi è stato un monitoraggio sistematico delle azioni già intraprese nelle diverse aree prioritarie e ciò ha talvolta portato a una duplicazione del lavoro;
  • Spesso i progetti non disponevano nemmeno di un piano di sostenibilità e di utilizzo dei risultati al di là della conclusione del periodo di finanziamento.  “L’atteggiamento più diffuso”, spiega il rapporto, “consisteva nel credere che i risultati dei progetti potessero essere sostenuti solo se i partner avessero continuato a ricevere finanziamenti comunitari”.

“Basandosi sui risultati di questa analisi”, ha riferito Henri Grethen, membro dell’organismo Ue di base a Lussemburgo, “la Corte ha riscontrato che non vi erano le giuste condizioni per migliorare e proteggere la salute pubblica attraverso i progetti finanziati dall’Unione europea”. Grethen ha poi  spiegato che date queste premesse “difficilmente questi progetti sono riusciti ad avere un impatto sulla salute dei cittadini”.

Una cattiva gestione che ha causato frammentazioni e attuazione in parallelo di azioni simili, fino a due progetti per la salute mentale con attività identiche e finanziati tramite successivi inviti a presentare proposte.  Davanti a questo scenario la Corte arriva a  “mettere in dubbio l’utilità di certe componenti dei programmi per la sanità pubblica” e invita Commissione europea e stati membri a riconsiderare l’approccio dell’Ue al finanziamento nel settore in questione.

Per gli anni e progetti a venire (è stato già lanciato il programma per la sanità pubblica 2008-2013), la Corte raccomanda che la logica d'intervento sia resa esplicita nella normativa futura in materia. Anche la Commissione può contribuire a migliorare l’efficacia del programma “effettuando una ricognizione che le permetta di ottenere un quadro d'insieme delle azioni già attuate e di identificare quindi le eventuali carenze che ancora sussistono”. Ma non basta. Il numero delle priorità fissate annualmente dovrebbe essere significativamente ridotto e dovrebbero riguardare argomenti e attività strategiche con “un evidente valore aggiunto europeo”. Ancora, alla Commissione europea il compito di porre rimedio alle carenze identificate nell’ideazione e attuazione dei progetti.

(Maria Cristina Nanni)

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