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UE: La strategia per rilanciare le tecnologie chiave - KET

Commissione Ue, foto di Jesús Pizarro SánchezL’Europa deve destarsi dal suo torpore per ridare slancio allo sviluppo di nanotecnologie, micro e nano elettronica, materiali innovativi, biotecnologia e fotonica, tecnologie "chiave" del futuro - Key Enable Technologies - KET (nell’acronimo inglese). E’ questo, in sintesi, il messaggio lanciato dalla Commissione europea nella Comunicazione "Preparing for our future: Developing a common strategy for key enabling technologies in the EU" che punta a formulare una strategia Ue per la commercializzazione di sistemi high-tech.

Le 'tecnologie chiave' consentono lo sviluppo di nuovi beni e servizi e la ristrutturazione dei processi industriali necessari per la modernizzazione delle imprese europee in quanto colonna portante della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione nel Vecchio Continente.

Alcuni esempi di applicazione delle 'Ket' sono i trattamenti medici, auto a emissioni zero,  sistemi per la produzione di energia solare e la realizzazione di velivoli moderni . “L'Unione europea ha bisogno di una forte spinta innovativa per dotarsi dei mezzi necessari per garantire la nostra competitività nel futuro e affrontare le grandi sfide sociali di questo secolo", ha riferito il commissario per le Imprese e l'industria Günter Verheugen aggiungendo che “essere leader per nanotecnologie, micro-e nanoelettronica, biotecnologie, nuovi materiali e la fotonica significa essere all'avanguardia, a tutto vantaggio dei cittadini”. A frenare l’ascesa dell’Europa come leader dell’innovazione sono:

  • la difficoltà a tradurre in prodotti finiti i risultati della ricerca e quindi immetterli sul mercato convertendoli in servizi o prodotti manifatturieri. La conseguenza è che idee innovative che nascono da costosi progetti nei laboratori del Vecchio continente vengono poi commercializzati fuori dai nostri confini diluendo il vantaggio comparato che l’Europa potrebbe avere verso i paesi terzi;
  • la penuria di scienziati ed ingegneri altamente qualificati per "carburare" lo sviluppo economico;
  • la mancanza di imprenditori in grado di comprendere tutte le possibili applicazioni delle nuove tecnologie;
  • Cattiva informazione: l’ingresso nel mercato per i nuovi prodotti è poi reso difficile dagli stessi consumatori, poco informati dei vantaggi che trarrebbero dalle nuove tecnologie. 

Per ridare slancio all'Europa, la comunicazione prevede la formulazione di strategie di lungo e breve periodo per riportare il timone della ricerca e dell’innovazione industriale dei paesi membri verso un’unica direzione così da ridurre al minimo la dispersione di risorse e sforzi.

A traghettare il Vecchio continente sulle sponde dell’innovazione sarà un gruppo di esperti ad alto livello con il compito di identificare le migliori strategie e le azioni di coordinamento tra gli stati membri in relazione ai traguardi tecnologici raggiunti da ognuno. Sulla base del lavoro del gruppo di esperti  Bruxelles formulerà un rapporto che sarà presentato al Consiglio il prossimo anno. 

“La maggior parte dei beni e servizi che saranno sul mercato nel 2020 sono ancora sconosciuti”, spiega una nota di Berlaymont sottolineando come le forze che traineranno lo sviluppo sono invece ben note e l'Europa deve recuperare il tempo perduto nello sviluppo delle tecnologie avanzate. Un problema che rischia di diventare un’emergenza a fronte delle performance più elevate di paesi come Cina, Giappone e Stati Uniti. L’Europa mantiene la leadership nel settore dei materiali innovativi e si difende bene anche nelle nanotecnologie  dove, però, a fronte di una spesa globale per la ricerca di 2.6 miliardi di dollari (circa il 30% degli investimenti totali) controlla il 31% del mercato contro il 40% degli Stati uniti che investono in ricerca appena 1.9 miliardi di dollari. 

Ancora più modesti i risultati per le biotecnologie e la fotonica dove i giganti asiatici fanno da padrone anche se, rassicurano documenti della Commissione europea, i due settori sono fortemente in crescita. Deludenti invece i risultati per gli investimenti nella microelettronica in forte declino. La quota di mercato dei Ventisette per i semiconduttori, per esempio, è passata dal 21% el 2000 al 16%.

Comunicazione "Preparing for our future: Developing a common strategy for key enabling technologies in the EU"

(Maria Cristina Nanni)

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