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BCE: tassi restano all'1%. Eurozona verso ripresa graduale ma disomogenea

EuroLa Banca centrale europea, come previsto, lascia invariati i tassi di interesse all’1%. Ad annunciarlo il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, al termine della riunione del Consiglio direttivo tenutosi a Venezia. L’Eurozona sta risalendo vero la china della ripresa economica, ma il sistema finanziario non è ancora sufficientemente robuste per l’attuazione di un’Exit strategy.

I tassi di interesse attuali sono “appropriati” e per il quinto mese successivo la Bce non interviene sui tassi lasciando invariati anche il tasso sui depositi, allo 0,25%, e quello marginale all'1,75%. "In settembre” ha riferito nel suo intervento Trichet, “è stato confermato un indice negativo dell'inflazione, secondo le stime Eurostat, mentre si prevede che nei prossimi mesi tornerà leggermente positiva”.

Le aspettative sull’inflazione di lungo e medio periodo restano in linea con l’obiettivo del consiglio direttivo di lasciare il tasso di inflazione basso, ma vicino al 2% nel medio periodo. I risultati dell'analisi monetaria confermano la valutazione di spinte inflazionistiche contenute nel medio termine a fronte della continua moderazione dell'espansione della moneta e del credito. Il consiglio direttivo della Bce prevede che la stabilità dei prezzi sia preservata nel medio periodo sostenendo così il potere di acquisto delle famiglie dell’Eurozona. Sintomi di un  graduale recupero economico anche se, non manca di sottolineare il presidente dell’Eurotower, “l’incertezza resta alta”.

Gli indicatori economici “segnalano una progressiva stabilizzazione dell’attività economica” e i paesi della moneta unica dovrebbo beneficiare della ripresa nelle esportazioni, delle misure macroeconomiche di stimolo adottate per rimettere in moto il sistema finanziario. Su calcoli e previsioni ottimistiche grava però un’elevata incertezza con una ripresa economica disomogenea su cui peseranno gli aggiustamenti dei bilanci delle banche e delle società non finanziarie sia dentro che fuori l’Eurozona.

La Bce ha poi ricordato ai governi i propri impegni e la lunga strada da percorrere per uscire definitivamente dall’incertezza economica. A partire dal 2011, in linea con gli impegni assunti con il Patto di stabilità e crescita, si renderanno necessari degli aggiustamenti dello 0,5 % del Pil che potrebbero però arrivare fino all’1% per i casi che con un alto debito e/o deficit. “E’ vitale”, ha riferito il Presidente della Bce, “che i governi mettano in atto misure strutturali concrete e riconfermino il loro impregno ad assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche”. I piani di consolidamento nazionali devono seguire le linee guida del Patto per assicurare “che il consolidamento inizi il prima possibile”. 

Nell’intervento del Presidente della Banca centrale europea non sono mancati i riferimenti alla situazione del credito. Trichet ha ricordato come il flusso di prestiti bancari verso il settore privato si sia attenuato in agosto, con il credito alle famiglie che è riuscito però a frenare la sua caduta, mentre resta basso il flusso di prestiti alle società non finanziarie. Il numero uno della Bce è quindi tornato sull’annosa questione delle banche che dovrebbero adottare misure appropriate per rafforzare i loro capitali, anche attraverso le misure di sostegno messe in atto dai governi nazionale, per preparasi ad un aumento  della domanda del credito sintomatica della ripresa economica di Eurolandia.
(Maria Cristina Nanni)

 

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