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Just Transition Mechanism: nuovi prestiti per il settore pubblico, non solo dalla BEI

Fondo UE transizione - Photo by Min An from PexelsMentre proseguono i lavori fra le istituzioni europee sul Just Transition Fund, il Consiglio apre la strada a nuovi prestiti per sostenere gli investimenti del settore pubblico nelle regioni più colpite dagli effetti della transizione verso un'economia climaticamente neutra. E prepara la selezione di partner finanziari diversi dalla BEI.

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Tra le misure adottate da Bruxelles per favorire una ripresa equa e a zero emissioni figurano il Meccanismo di transizione giusta, che sostiene l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, e il suo "braccio finanziario", il Just Transition Fund

Quest'ultimo, in particolare, è oggetto di negoziazioni fra istituzioni europee e Stati membri, che riguardano sia la quantità di risorse da dedicare al Fondo, sia le fonti energetiche ed i progetti ammissibili.

Guida ai finanziamenti europei per la transizione giusta

Meccanismo per la transizione giusta: cosa prevede

Un pacchetto da 100 miliardi, pensato per aiutare le regioni più povere dell’UE a muoversi verso un’economia a emissioni zero, attraverso una progressiva riduzione del consumo di combustibili fossili e il passaggio a tecnologie meno inquinanti in tutti i settori. 

Il Just Transition Mechanism finanzia l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, ma questo tipo di sostegno dev'essere richiesto dallo Stato, la Regione o l’amministratore locale interessati.

Per accedere ai finanziamenti, gli Stati membri devono proporre dei piani di transizione territoriale coerenti con i Piani nazionali per l’energia e il clima per il 2030.

Il Meccanismo di transizione equa è basato su tre pilastri:

  1. un fondo ad hoc,
  2. un sistema specifico nell'ambito di InvestEU,
  3. uno strumento di prestito della BEI.

Parallelamente, il Meccanismo di transizione equa prevede anche una revisione delle norme UE sugli aiuti di Stato, con un allargamento delle maglie per i sussidi pubblici alle imprese che possono essere giustificati con gli obiettivi climatici e della transizione energetica.

Piani territoriali e piattaforma per una transizione giusta

Nell'ambito del Meccanismo per una transizione giusta, un elemento centrale è l'elaborazione di piani territoriali per una transizione giusta da parte dei paesi UE, che definiscono le sfide sociali, economiche e ambientali derivanti dalla graduale cessazione delle attività connesse ai combustibili fossili e dalla decarbonizzazione di processi e prodotti ad alta intensità di gas a effetto serra. I piani forniscono un'indicazione del processo di transizione fino al 2030, specificando anche le esigenze di sviluppo, riqualificazione della manodopera e risanamento ambientale. 

A febbraio 2020 la Commissione aveva pubblicato un invito, rivolto agli Stati membri, nell'ambito del programma di sostegno alle riforme strutturali per accedere al meccanismo per una transizione giusta. Tutte le richieste presentate da 18 Stati membri per chiedere assistenza nella preparazione dei rispettivi piani territoriali sono state accolte da Bruxelles a maggio. 

Fino a fine anno, la Commissione fornirà agli Stati membri un sostegno mirato per l'elaborazione dei piani territoriali per una transizione giusta. Gli Stati membri - in stretta collaborazione con i pertinenti portatori di interessi a livello nazionale, regionale e locale - saranno i principali responsabili della stesura e della messa a punto dei piani, il che garantirà loro la titolarità della transizione. I piani saranno quindi presentati alla Commissione per approvazione.

Il 29 giugno è stata inoltre presentata la piattaforma per una transizione giusta, pensata per aiutare gli Stati membri a redigere i piani territoriali che permettono di accedere agli oltre 150 miliardi di finanziamenti del Just Transition Mechanism. 

La piattaforma funge da sportello unico per il sostegno e le conoscenze necessari per operare una transizione giusta. Tutte le conoscenze e le informazioni di cui le autorità competenti e i beneficiari hanno bisogno saranno condivise sulla piattaforma, comprese le opportunità di finanziamento, gli aggiornamenti normativi e le iniziative settoriali specifiche. In particolare, la piattaforma offrirà assistenza tecnica e consulenza alle parti interessate coinvolte nelle attività legate al meccanismo per una transizione giusta. 

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Cos'è il Just Transition Fund

La proposta della Commissione europea

Il primo tassello del Meccanismo è rappresentato dal Just Transition Fund. Inizialmente la Commissione aveva proposto di destinare al Fondo 7,5 miliardi di euro, poi aveva alzato la posta fino a 40 miliardi aggiuntivi che sarebbero dovuti arrivare dal Recovery Fund, più altri 2,5 miliardi dal budget europeo. 

Aspettative che l’accordo raggiunto al Consiglio europeo sul Recovery fund e sul bilancio 2021-2027 ha rivisto al ribasso. Leggendo le conclusioni, nella sezione dedicata agli importi a titolo di Next Generation EU per singolo programma, si nota una netta diminuzione delle risorse dedicate al Just Transition Fund, che dai 40 miliardi prospettati scendono a 10 miliardi. 

Al di là delle cifre, le regole d'ingaggio per accedere alle risorse del Just Transition Fund sono state indicate dalla Commissione nella proposta iniziale.

Per poterne beneficiare gli Stati membri devono individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione.

Nell'impianto della proposta messa a punto dall'Esecutivo UE si prevede che gli Stati rispettino una serie di obblighi: innanzitutto, impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell'ordine di 30-50 miliardi di euro, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti. 

Il Fondo per una transizione giusta concede principalmente sovvenzioni alle regioni per sostenere i lavoratori - aiutandoli ad esempio ad acquisire abilità e competenze spendibili sul mercato del lavoro del futuro -, ma anche le PMI, le start-up e gli incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni. E sostiene gli investimenti a favore della transizione all'energia pulita, tra cui quelli nell'efficienza energetica.

In alla posizione parziale concordata dagli ambasciatori dei Paesi UE sul regolamento per l'istituzione del fondo, inoltre, il Just Transition Fund dovrebbe finanziare anche la decarbonizzazione del trasporto locale e attività nel settore dell'istruzione e dell'inclusione sociale. 

La decisione sugli aspetti più importanti - l'entità del fondo e la sua distribuzione tra Paesi e regioni - è però collegata al negoziato in corso tra Parlamento UE e Consiglio sul bilancio UE 2021-27.

Il Parlamento europeo amplia il raggio d'azione del Just Transition Fund, includendo anche il gas

Il 16 settembre la plenaria ha adottato la sua posizione negoziale sulla proposta della Commissione relativa al JTF, con 417 voti favorevoli, 141 contrari e 138 astenuti.

Il Parlamento ha insistito per un sostanziale aumento delle risorse del JTF nell'ambito del bilancio UE per il periodo 2021-2027 (25 miliardi di euro a prezzi 2018), da integrare con ulteriori 32 miliardi, a prezzi correnti, a titolo del Recovery Fund.

Inoltre, il Parlamento fornisce una serie di raccomandazioni: 

  • creare un "meccanismo di ricompensa ecologica" che permetta l'assegnazione del 18% del totale delle risorse del Fondo ai Paesi UE che riducono le emissioni di gas serra più rapidamente;
  • destinare una quota dell'1% della somma totale assegnata alle isole e un altro 1% alle regioni ultraperiferiche;
  • prevedere un tasso di cofinanziamento fino all'85% dei costi per i progetti ammissibili in tutta l'UE;
  • ammettere la possibilità di trasferire le risorse da altri fondi di coesione su base volontaria;
  • ampliare l'ambito di applicazione per includere: microimprese, turismo sostenibile, infrastrutture sociali, università e istituti di ricerca pubblici, tecnologie per lo stoccaggio di energia, teleriscaldamento a basse emissioni, mobilità intelligente e sostenibile, innovazione digitale, comprese l'agricoltura digitale e di precisione, progetti per la lotta alla povertà energetica, nonché cultura, istruzione e sviluppo delle comunità;
  • stabilire una deroga per gli investimenti in attività collegate al gas naturale per le regioni che dipendono fortemente dall'estrazione e dalla combustione di carbone, lignite, scisto bituminoso o torba, posto che possano considerarsi "ecosostenibili" a norma del regolamento in materia di tassonomia e che rispettino sei condizioni cumulative aggiuntive. 

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InvestEU, i prestiti BEI (e non solo) per la transizione giusta

Nell'ambito del Just Transition Mechanism è previsto un sistema di prestiti e strumenti finanziari per sostenere la transizione equa.

Un sistema specifico verrà attivato nell'ambito di InvestEU, l’erede del Fondo europeo per gli investimenti strategici del Piano Juncker. Obiettivo: mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti, soprattutto privati, a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell'energia sostenibile e dei trasporti, ed aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita.

Lo strumento di prestito per il settore pubblico elaborato da subito nell'ambito del Just Transition Mechanism è in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti e sostenuto dal bilancio UE.

Lo strumento includerà 1,5 miliardi di euro in sovvenzioni dal bilancio dell'Unione e fino a 10 miliardi di euro in prestiti dalle fonti proprie della Banca europea per gli investimenti. In base alle previsioni della Commissione, sarà in grado di mobilitare tra i 25 e i 30 miliardi di euro di investimenti per aiutare i territori e le regioni più colpiti dall'impatto del passaggio a un'economia neutrale dal punto di vista climatico, dando la priorità a quelli che hanno meno capacità di gestire i costi della transizione.

Lo strumento, precisa la BEI, sarà accessibile a tutti gli Stati membri mediante inviti a presentare proposte per progetti che soddisfino i seguenti criteri:

  • avvantaggiano i territori identificati in un piano di transizione territoriale approvato;
  • ricevono un prestito BEI nell'ambito del meccanismo; 
  • non generano flussi di entrate di mercato sufficienti.

Le aree di investimento includono:

  • infrastrutture energetiche e di trasporto;
  • reti di teleriscaldamento;
  • trasporti pubblici;
  • misure di efficienza energetica;
  • infrastrutture sociali. 

Ad ottobre i Paesi membri hanno ampliato l'operatività dello strumento, chiedendo che la Commissione stabilisca le condizioni e le procedure per la selezione di partner finanziari diversi dalla BEI. La capacità dei partner finanziari di contribuire con proprie risorse e di garantire un’adeguata copertura geografica dell’impianto dovrebbero essere presi in considerazione, si legge nel documento approvato il 21 ottobre dal Coreper.

Gli ambasciatori degli Stati membri presso l'UE chiedono inoltre di permettere, per i progetti che ricevono il sostegno nell’ambito dello strumento, di ricevere anche consulenza e supporto tecnico da altri programmi dell’UE. 

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Il piano di investimenti del Green Deal europeo

Il framework in cui si inquadra il Meccanismo per la transizione giusta è il piano di investimenti del Green Deal europeo, che creerà un contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pubblici e privati necessari ai fini della transizione verso un'economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva. 

Il piano si articola in tre dimensioni:

  • finanziamento: il bilancio dell'UE destinerà all'azione per il clima e l'ambiente una quota di spesa pubblica senza precedenti, attirando i fondi privati, e in questo contesto la Banca europea per gli investimenti svolgerà un ruolo di primo piano;
  • quadro favorevole agli investimenti: prevedere incentivi per sbloccare e riorientare gli investimenti pubblici e privati. L'UE fornirà strumenti utili agli investitori, facendo della finanza sostenibile un pilastro del sistema finanziario. Agevolerà inoltre gli investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche incoraggiando pratiche di bilancio e appalti verdi e mettendo a punto soluzioni volte a semplificare le procedure di approvazione degli aiuti di Stato nelle regioni interessate dalla transizione giusta;
  • sostegno pratico: la Commissione fornirà sostegno alle autorità pubbliche e ai promotori in fase di pianificazione, elaborazione e attuazione dei progetti sostenibili.

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