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Blue chips: solo un manager su dieci è donna

Manager a lavoroTroppo poche le donne presenti nelle stanze dei bottoni. La strada per le pari opportunità sul posto di lavoro è ancora lunga e irta di ostacoli, soprattutto ai livelli più alti. A lanciare il j’accuse è una relazione dal titolo eloquente: “More women in senior positions”, pubblicata dalla Direzione Generale per le Pari Opportunità della Commissione Europea. Eppure i benefici di un bilanciamento tra i generi nelle posizioni apicali sarebbero enormi.
Nel settore finanziario – come dimostrano alcune indagini contenute nella relazione – la presenza delle donne ai vertici ha contribuito fattivamente al miglioramento delle performance. 
 
Al momento non vi è nessuna donna alla guida delle principali banche europee, ma il numero delle manager presenti nei “posti chiave” sta aumentando. La situazione non cambia nelle cosiddette “blue chips”, le società ad alta capitalizzazione azionaria. Nel 2009 soltanto il 3% delle grandi aziende europee era presieduto da una donna. La Norvegia è antesignana in tal senso ed è l’unica ad applicare un approccio draconiano di parità, basato sulle quote rosa: il risultato è una presenza femminile stabile al 42% nelle grandi imprese.
 
Anche il mondo della ricerca scientifica soffre del divario di genere. In Europa, nel 2006,  l’82% dei ricercatori senior era composto da uomini. Di certo non per una questione di talento. Dalla ricerca si evince infatti che nello stesso anno le donne avevano conseguito il 45% dei dottorati, ma anche che una volta terminati gli studi, la loro carriera per qualche motivo si era inesorabilmente bloccata. Stesso discorso negli ambiti dell’ingegneria e dell’alta tecnologica, dove le donne nel 2006 rappresentavano solo l’11% dei professori ordinari, nonostante abbiano conseguito il 36% dei dottorati in quel settore.
 
Per quanto riguarda la media del top management della Pubblica Amministrazione europea, il 68% è costituito da uomini e solo il 32% da dirigenti donne.
 
Ma quali sono i principali ostacoli alla carriera delle donne? Secondo una ricerca di Eurochambres svolta in sei stati membri, l’80% delle donne ritiene che la famiglia e la maternità possano rallentare o bloccare la carriera, in mancanza di adeguati supporti sociali. Altri stereotipi raccolti dalle interviste effettuate da Eurochambres riguardano la presunta minore affidabilità delle donne rispetto ai colleghi maschi, soprattutto nei processi di decision-making. In realtà, l’assunto della leadership forte e di un’attitudine al business come caratteristiche tipicamente maschili è stato recentemente messo in discussione dalla crisi economica, un frangente in cui gli uomini hanno spesso dimostrato una scarsa predisposizione al comando e una cattiva gestione del potere.
 
Per quanto riguarda il processo decisionale politico, dal suo insediamento nel 1979, l'Europarlamento è riuscito in un certo qual modo ad esprimere la parità uomo-donna, con il 35% di deputate e il 65% di deputati. La percentuale di donne elette ai parlamenti nazionali (monocamerali o camere basse) in Europa è cresciuta nell'insieme dal 16% nel 1997 al 24% nel 2009. Si tratta tuttavia di una percentuale ancora molto inferiore alla cosiddetta massa critica del 30%, ritenuta necessaria affinchè le donne possano esercitare un'influenza significativa in politica. La situazione degli esecutivi nazionali mostra uno stabile miglioramento, con una percentuale di donne ministri nei governi dell'UE pari al 27%. La Commissione europea, composta di nove commissari donne (33%) e di diciotto uomini (67%), totalizza fin qui il miglior risultato in termini di parità di genere, registrando un netto aumento rispetto al 5,6% del periodo 1994/1995.
 
In conclusione, una maggior presenza delle donne ai posti di comando potrebbe contribuire ad accelerare l’uscita dalla crisi economica. Anche a costo di riportare alla ribalta la controversa questione delle quote rosa, non solo in politica, che in Danimarca, Norvegia e Spagna hanno dimostrato i loro frutti.
 
(Alessandra Flora)

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