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Decreto Fiscale: verso una norma transitoria per il patent box

 

Decreto fiscale patent box ricercaLa nuova disciplina del patent box introdotta dal collegato fiscale alla legge di Bilancio 2022 (dl n. 146-2021) non piace a molti per una serie di criticità segnalate in questi giorni da rappresentanti delle imprese e delle istituzioni. Si pensa quindi ad un regime transitorio da inserire in sede di conversione del decreto Fiscale.

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Il decreto legge recante misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili introduce alcune novità importanti per le imprese che effettuano investimenti 4.0, con riferimento al patent box e al tax credit per ricerca e sviluppo.

Come cambia il Patent box

Le novità previste dal decreto Fiscale

Il patent box è un regime opzionale di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali, come: software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

Per semplificare l'accesso al patent box, il decreto Fiscale lo trasforma - a partire dal 22 ottobre 2021 - da regime fiscale di favore in un’agevolazione che maggiora del 90% i costi di ricerca e sviluppo sostenuti in relazione ai costi ammissibili, tra cui rientrano anche i marchi d’impresa.

Possono usufruire di questa maggiorazione anche i soggetti che esercitano attività di R&S mediante "contratti di ricerca stipulati con società diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa ovvero con università o enti di ricerca e organismi equiparati".

Sarà compito dell'Agenzia delle Entrate definire le modalità e le procedure per accedere a questa nuova opzione del patent box. Tuttavia chi ne usufruirà non potrà richiedere il bonus R&S.

Perché si pensa ad una norma transitoria

La trasformazione del patent box da detassazione del reddito a deduzione dei costi ha dato vita ad un ampio dibattito tra imprese ed istituzioni, dove non sono mancate le critiche, tra cui quella del numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, che ha parlato di "morte del patent box". Secondo Bonomi, infatti, la nuova disciplina del patent box ammazza "una misura che funzionava: invece di premiare chi performa meglio, premiamo chi spende di più indipendentemente dai risultati".

Entrando nel merito delle criticità del nuovo patent box, anche l'ufficio studi di Camera e Senato nel dossier sul decreto Fiscale mette in evidenza un vuoto normativo. Nel provvedimento manca, infatti, "una specifica disciplina transitoria per i soggetti che, con riferimento all’anno 2020, intendevano utilizzare - ovvero rinnovare - per la prima volta l’abrogato patent box mediante autoliquidazione in dichiarazione e, tuttavia, non abbiano ancora presentato la dichiarazione dei redditi 2020, i cui termini sono ancora aperti".

Questi soggetti hanno tempo fino al 30 novembre 2021 per presentare la dichiarazione 2020, ma in assenza di una norma transitoria si troveranno automaticamente a ricadere nella nuova disciplina del patent box, che si applica a decorrere dal 22 ottobre 2021.

L'ufficio studi di Camera e Senato suggerisce quindi di valutare "l’opportunità di prevedere per tali soggetti una specifica norma transitoria, anche per non ingenerare disparità di trattamento - con riferimento al periodo di imposta 2020, già concluso - ancorate esclusivamente alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi (i cui termini sono ancora aperti e scadono il 30 novembre 2021) in rapporto alla nuova disciplina (che si applica alle opzioni esercitate dal 22 ottobre 2021)".

Secondo il Sole24Ore la disciplina transitoria sarà molto probabilmente introdotta nel dl Fiscale in sede di conversione in legge.

Riversamento spontaneo del credito d'imposta ricerca e sviluppo

Coloro che hanno indebitamente utilizzato in compensazione il credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo potranno riversarlo spontaneamente inviando apposita richiesta all'Agenzia delle Entrate. E' un'altra delle novità introdotte dal decreto Fiscale, che definisce la procedura per il 'riversamento spontaneo' e fissa alcuni paletti.

La nuova procedura interessa i soggetti che - a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 - hanno realmente svolto, sostenendo le relative spese, attività in tutto o in parte non qualificabili come attività di ricerca e sviluppo ammissibili nell’accezione rilevante ai fini del credito d’imposta.

Potranno accedervi anche "i soggetti che abbiano commesso errori nella quantificazione o nell’individuazione delle spese ammissibili in violazione dei principi di pertinenza e congruità nonché nella determinazione della media storica di riferimento". Restano esclusi, invece, i casi di condotte fraudolente, falsificazione o assenza della documentazione.

Spetterà all'Agenzia delle Entrate predisporre il modello di comunicazione per la richiesta di riversamento spontaneo, che dovrà essere inviato entro il 30 settembre 2022.

Consulta il decreto legge n. 146 del 21 ottobre 2021, Gazzetta n.252 del 21 ottobre 2021

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