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Superbonus: le Regioni pronte a comprare i crediti bloccati, ma il governo frena

Foto di Mike van SchoonderwaltA distanza di poco tempo dalle manovre delle prime Regioni per acquistare i crediti bloccati del superbonus grazie alla propria capienza fiscale, sul settore arriva la gelata di indiscrezioni di stampa secondo cui il Governo starebbe per vietare tali operazioni.

Finora i bonus casa ci sono costati 110 miliardi di euro

A lanciare l’allarme è l’ANCE che in un comunicato diffuso oggi, scrive: “Se il Governo blocca l’acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici, che si stanno facendo carico di risolvere un’emergenza sociale ed economica sottovalutata dalle amministrazioni centrali, senza aver individuato ancora una soluzione strutturale, migliaia di imprese rimarranno definitivamente senza liquidità e i cantieri si fermeranno del tutto con gravi conseguenze per la famiglie”. A preoccupare la Presidente ANCE, Federica Brancaccio, sono infatti “le notizie di stampa secondo le quali l’Esecutivo starebbe per inserire nel decreto legge sul Pnrr una norma che di fatto bloccherebbe la facoltà degli enti pubblici di acquistare i crediti incagliati derivanti dai bonus edilizi”.

Se fosse vero, la lucina balenata in fondo al tunnel del blocco dei crediti fiscali, proposta dalle Regioni, verrebbe bloccata, facendo tornare i giochi allo stallo che ha caratterizzato gli ultimi mesi.

La proposta delle Regioni ad acquistare i crediti delle cessioni del superbonus

Per capire bene la portata dell’eventuale decisione del governo di bloccare gli acquisti dei crediti del superbonus da parte delle Regioni, bisogna aver chiaro in mente come avrebbe funzionato la soluzione proposta date da un numero crescente di governatori regionali.

L’idea alla base è piuttosto semplice. Visto che le Regioni sono anch’esse tenute a pagare una serie di oneri fiscali (come ad esempio quelli legati al personale), le amministrazioni regionali vorrebbero utilizzare i crediti dei bonus edilizi acquistati dalle banche in compensazione con gli oneri che avrebbero dovuto pagare allo Stato.

Detto in altri termini, invece di usare le risorse regionali per pagare direttamente le tasse, tali risorse verrebbero usate per acquistare i crediti dei bonus edilizi bloccati che sarebbero poi portati in compensazione degli oneri fiscali che la Regione ha con lo Stato.

In questo modo, senza stanziare ulteriori risorse, ma usando invece quelle già stanziate, le Regioni alleggerirebbero le casse di coloro che nei mesi passati hanno acquistato i crediti dei bonus edilizi e che adesso - con il limite massimo di cessioni multiple - si sono trovati nell'impossibilità di cederli ulteriormente. Una situazione che ha sostanzialmente portato al blocco del mercato delle cessioni, a danno di migliaia di imprese che si sono trovate piene di crediti impossibili di monetizzare (tramite l’ulteriore cessione), con effetti negativi sulla liquidità.

I programmi regionali di acquisto dei crediti bloccati dovrebbero, pertanto, essere in grado di sbloccare parzialmente la situazione, permettendo a banche e finanziare di tornare ad avere spazio per acquistare nuovi crediti, riattivando in tal modo il mercato delle cessioni.

Il modello Piemonte per l'acquisto dei crediti dei bonus edilizi

A spiegare molto bene il meccanismo è la Regione Piemonte. Con un articolo del Disegno di legge per la Legge di Stabilità 2023 approvato il 6 febbraio dalla Giunta, infatti, “la Regione Piemonte ha deciso di intervenire direttamente, acquisendo da parte di banche o intermediari finanziari crediti di imposta per un importo di circa 50 milioni annui, ripetibili”, si legge nel comunicato stampa sul tema.

Ritenendo la cessione del credito “una misura utile sia per il settore dell’edilizia sia per tutto il territorio, dato che incentiva interventi di natura ecosostenibile, la Regione ha deciso di intervenire acquisendo da banche e intermediari finanziari parte di questi crediti, in modo da liberare per loro la possibilità di avviare nuove pratiche a favore di cittadini e imprese". 

Ad essere acquistati saranno però solo alcuni crediti. “La condizione (per l'acquisto, ndr) è che questi crediti provengano da lavori svolti in territorio piemontese e non siano soggetti ad alcun tipo di contenzioso”

L’operazione - che sarà reiterabile ogni anno - avverrà attraverso Finpiemonte che “prenderà questi crediti, certificati dall’Agenzia delle Entrate”. 

La misura non è ancora operativa. Dopo l’approvazione in Giunta il 6 febbraio, infatti, il Disegno di legge per la Legge di Stabilità 2023 passerà ora all’esame del Consiglio regionale, dove verrà approvato in via definitiva in primavera. 

Il modello Sardegna per l'acquisto dei crediti dei bonus edilizi

La prima Regione italiana ad essere intervenuta sul tema è stata però la Sardegna. Se è vero, infatti, che sempre il 6 febbraio la Regione ha annunciato che con una prossima delibera di Giunta saranno messe a punto le modalità di attuazione dell'acquisto dei crediti edilizi, Cagliari era già intervenuta sul tema con un altro intervento.

“Grazie al Sardinia Fintech attivato dal Centro Regionale di Programmazione e dalla Sfirs”, spiegano infatti dagli uffici regionali, la Regione “aveva liberato liquidità (sotto forma di anticipazioni finanziarie da rimborsare con i crediti fiscali) per sostenere famiglie e imprese in una misura, il superbonus”. Numeri alla mano, si tratta di “oltre 250 milioni di euro, divisi su tre tranche di finanziamento” che sono “attualmente in istruttoria per la liquidazione delle domande presentate sulla linea B-Credito di Filiera Superbonus 110% del Fondo Sardinian Fintech, gestito da Sfirs, a fronte di 380 milioni di credito fiscale previsti”.

Il secondo intervento che dovrebbe diventare presto operativo passa invece - come nel caso del Piemonte - per la capienza fiscale regionale, potenzialmente stimata attorno ai 40-50 milioni di euro al mese

“Dopo l’anticipazione dei crediti fiscali operata attraverso la finanziaria regionale”, spiegano infatti gli uffici regionali, “arriva ora il programma di acquisto della Regione che mette a disposizione degli operatori privati del mercato la propria capacità fiscale per l’acquisizione dei crediti che poi compenserà nei propri F24”.

“Così facendo”, prosegue la nota, la Regione “punta a favorire la circolazione dei crediti di imposta alleggerendo il portafoglio di crediti degli ultimi concessionari in modo che possano riprendere un programma di acquisti della stessa tipologia a favore delle famiglie e delle imprese e a liberare la potenziale liquidità del sistema delle imprese edilizie e della filiera associata attualmente bloccata in crediti che non trovano collocazione in modo da favorirne la ripresa delle attività”.

“Sempre con la Finanziaria, accanto alle operazioni di acquisizione dei crediti”, conclude il comunicato, “la Regione ha promosso anche un programma di garanzie pubbliche a favore delle imprese e dei privati: sarà infatti attivato un programma di garanzia e controgaranzie per favorire la negoziazione dei crediti tra soggetti privati nei limiti consentiti dalle norme e dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate”.

Acquisito crediti superbonus: pronte anche altre Regioni

Oltre a Piemonte e Sardegna, l’elenco delle Regioni che starebbero decidendo di intervenire direttamente nella partita si allunga però di giorno in giorno.

L'ultima in ordine di tempo è la Liguria, dove il governatore Toti ha spiegato: "L’amministrazione è interessata a dare concretezza a una bozza di disegno di legge, da sottoporre all’approvazione della Giunta e poi al Consiglio regionale, sull’acquisto dei crediti fiscali incagliati nel Superbonus".

Nei giorni passati movimenti analoghi si erano registrati anche in Basilicata dove la Regione ha fatto sapere che “intende procedere all’acquisto dei crediti fiscali delle banche derivanti dai bonus edilizi, da utilizzare in compensazione dei propri debiti fiscali. Al fine di valutare la fattibilità e l’opportunità di tale operazione per la Regione Basilicata - spiegano quindi da Potenza -  si stanno raccogliendo informazioni sull’ammontare dei crediti di imposta giacenti presso il circuito bancario regionale”.

Il governo blocca l'acquisto dei crediti fiscali del superbonus da parte delle Regioni?

Davanti alla dimensione che sta velocemente acquisendo la vicenda dell’acquisto dei crediti da parte delle Regioni, sembrerebbe che dal ministero dell’economia stia emergendo una certa preoccupazione sulla legittimità di tale procedura.

A preoccupare sarebbe anzitutto la possibilità che l'acquisto di tali crediti da parte di Regioni e Comuni potrebbe essere considerato come indebitamento e, pertanto, essere sottoposto a limiti piuttosto rigidi. A questo si potrebbero aggiungere, poi, i problemi legati ai temi “pareggio di bilancio” e “competenze legislative” di Stato e Regioni.

A gravare su tutto c’è infine la decisione che l’Istat dovrà prendere a breve sulla classificazione statistica dei crediti fiscali nei bilanci pubblici, dopo il recente aggiornamento del manuale Eurostat sul disavanzo e sul debito pubblico.

Intanto in attesa di vedere se davvero il governo introdurrà un divieto di acquisto dei crediti bloccati da parte delle Regioni, l’ANCE è pronta a dare battaglia. “Spero che si tratti di un errore”, commenta infatti la presidente ANCE, Federica Brancaccio. “Non posso credere che il Governo pensi di fermare il processo di acquisto dei crediti da parte delle Regioni senza prima aver individuato una soluzione strutturale che eviti il tracollo. E’ da ottobre che aspettiamo di capire come si pensa di risolvere una situazione che è diventata drammatica: non ci rendiamo conto delle conseguenze devastanti sul piano economico sociale di una decisione del genere. Senza un segnale immediato da parte del Governo su una soluzione concreta e strutturale per sbloccare i crediti rischiamo una reazione dura da parte di cittadini e imprese disperati. Abbiamo il dovere di dare risposte e di individuare una soluzione. Come ANCE ci siamo già fatti carico insieme ad Abi di individuare un’efficace via d’uscita compatibile anche con la recente pronuncia di Eurostat. Dobbiamo intervenire: non c’è più tempo”, conclude Brancaccio.

Foto di Mike van Schoonderwalt

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