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Venture capital: sempre più investimenti in ICT e rinnovabili

euroIl peggio sembra ormai alle spalle. Nel 2009 il venture capital italiano ha dimostrato di essere solido, riuscendo a mantenere entro i livelli di guardia la diminuzione degli investimenti. Anzi, la sua performance si è rivelata migliore rispetto agli altri segmenti del mercato nostrano del capitale di rischio e ai mercati dell’early stage dei principali paesi europei.

Tuttavia il settore appare ancora troppo ancorato all’iniziativa imprenditoriale, che mette in evidenza un’anomalia tutta italiana. Ad affermarlo è il Rapporto di ricerca Venture Capital Monitor (VeM).

L’analisi è stata realizzata dall’Osservatorio Venture Capital Monitor attivo presso l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, in collaborazione con AIFI, l’Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital, e con il contributo di SICI - Sviluppo Imprese Centro Italia SGR e il supporto di Bassilichi Spa.

Il circolo virtuoso tra finanza, imprenditoria ed innovazione sta finalmente cominciando a funzionare e l’incremento dell’offerta, assieme alla creazione di fondi dedicati, alla sempre maggiore specializzazione degli operatori e alla loro costanza nel sostenere lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali, ha contribuito sensibilmente al consolidamento del settore.

La stabilità del sistema è dimostrata dalle 20 operazioni concluse lo scorso anno, rispetto alla media di 18 investimenti nel periodo indagato nel rapporto relativo al 2008. Gli operatori del comparto abbiano continuato ad operare pur in un contesto generale difficilissimo, caratterizzato da diffuso pessimismo e da grande incertezza.

Il mondo del venture capital tende sempre più ad evidenziarsi come un settore dove spiccano specializzazioni e relazioni interattive tra discipline complesse.

Rispetto alle 20 società target rilevate, il numero di investitori attivi in Italia è complessivamente risultato essere pari a 16, per un numero totale di 24 investimenti. In altri termini, ciò significa che in media ciascun operatore ha concluso 1,5 operazioni.
Ai primi 5 operatori sia riconducibile il 50% (12 investimenti) dell’attività svolta, lievemente in crescita rispetto al 48% riferibile al quinquennio 2004-2008.

Se andiamo a considerare la diversificazione del rischio da parte degli operatori, circa il 17% delle operazioni realizzate nel 2009 risulta sindacato, cioè vede la contemporanea partecipazione di due o più investitori nella società target.

Sotto il profilo della quota acquisita dagli operatori, il dato mediano si attesta a quota 38%, testimoniando come i venture capitalist siano prevalentemente orientati all’acquisizione di partecipazioni significative, ma di minoranza.

Considerazione ancora più indicativa se si analizza nel dettaglio la distribuzione del dato, da cui emerge che oltre il 73% è stato concluso con l’acquisto di una quota azionaria inferiore al 50%. Per l’acquisto della partecipazione ciascun operatore ha mediamente impiegato 1,4 milioni di Euro, in linea con il dato del quinquennio precedente.

Sul fronte dell’analisi dell’attività da cui ha avuto origine l’operazione, Venture Capital Monitor afferma che la maggioranza delle società (85%) risulta riconducibile a nuove iniziative generate da imprenditori privati. A seguire, gli spin off universitari (10%) e quelli di matrice corporate (5%).

Con riferimento agli anni passati, la conferma e la crescita del primato dell’iniziativa privata come origine dell’operazione è espressione di un’anomalia e di un retaggio tipicamente italiani, in base ai quali l’attività di ricerca e sviluppo, secondo la cosiddetta formula di “innovazione senza ricerca” e della "private interprise", viene principalmente svolta direttamente nell’ambito dell’operatività dell’impresa, e non passa per i canali di ricerca istituzionali.

La mappa del mercato rileva come la regione Lombardia abbia assorbito il 40% del mercato, seguita a pari merito da Piemonte, Liguria, Toscana e Sicilia, le quali hanno coperto un ulteriore 40% dell’attività (ciascuna rispettivamente con una quota del 10%).

Da sottolineare, rispetto al passato, la perdita della leadership che il Piemonte, forte della presenza sul territorio di numerosi parchi scientifico-tecnologici e di un sistema a rete molto attivo nell’ambito del venture capital, aveva detenuto insieme alla Lombardia tra il 2004 e il 2008.

Per il 2009 la grande novità riguarda il Meridione che, con un totale di tre operazioni, due in Sicilia e una in Calabria, sembra trasmettere un segnale di crescita dell’attività di venture capital rispetto agli anni passati in cui si rilevava per l’intero quinquennio 2004-2008 una sola operazione in Campania.

A livello delle dimensioni, misurate in termini di fatturato, mediamente le società target presentano un ammontare di ricavi (all’ultimo bilancio disponibile) pari a circa 4 milioni di Euro. Con riferimento al numero di dipendenti delle aziende target, il dato medio si attesta interno alle 16 unità.

L’indagine sui settori di intervento mostra come oltre il 50% degli investimenti sia stato effettuato in società ad alto contenuto tecnologico: ICT (25%), industria farmaceutica e biofarmaceutica (15%) e il comparto Media (15%). Seguono, a distanza, con una quota che si attesta individualmente al 10%, i comparti cleantech, beni di consumo e nanotecnologie.

Questi 6 settori d’attività rappresentano l’85% dell’intero mercato, mentre la restante parte risulta distribuirsi in modo omogeneo tra i comparti manifatturiero, sanitario e dei trasporti. Da un’analisi più approfondita sui singoli settori è significativo mettere in evidenza che:

  • nel settore dell’Information and Communication Tecnology (ICT), la quasi totalità degli investimenti risulta concentrarsi su società operanti nella sub categoria dei servizi web e mobile, che sviluppano contenuti digitali per nuovi veicoli di comunicazione, quali web tv content provider o piattaforme user generated content.
  • nell’eco-industria del cleantech e dei servizi ad esso correlati si conferma il crescente interesse per le società che si occupano di energie rinnovabili; nel comparto delle biotecnologie si distingue il tema della ricerca e dello sviluppo di nuove molecole al fine di un loro successivo utilizzo in campo diagnostico e curativo;
  • nel comparto delle nanotecnologie, infine, la presenza di due operazioni (10% del mercato) conferma un discreto interesse dei venture capitalist per un comparto a tecnologia sviluppata avanzata anche in Italia.

In media le società investite hanno all’attivo circa un anno di operatività prima che l’investitore decida di perfezionare il suo ingresso nella compagine azionaria.

L’operatore di venture capital attivo in Italia nel 2009 ha investito mediamente 1,4 milioni di Euro per l’acquisto di una partecipazione pari al 38% del capitale di società neocostituite, per lo più provenienti da iniziative private. In particolare, queste società, al momento dell’ingresso dell’investitore, risultano mediamente costituite da un anno. Esse sono localizzate prevalentemente nel Nord Italia (Lombardia) e sono attive nei comparti dell’ICT.

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