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Nucleare: nasce l'alleanza industriale Small Modular Reactor

 

SMR - Foto di Joe da PixabayBruxelles punta a rendere operativo il primo reattore nucleare modulare di piccole dimensioni, Small Modular Reactor (SMR), entro dieci anni al più tardi. E per farlo ha lanciato un’alleanza industriale europea per la tecnologia SMR. L’Italia? Si prepara a rilanciare la sua filiera del nucleare.

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Attenzione che mira soprattutto su una tecnologia, gli SMR, Small Modular Reactor: reattori di piccola taglia (fino a 300 mega watt di potenza elettrica, MWe) pensati per essere modulari, quindi prodotti in serie a livello industriale, che utilizzano il processo di fissione nucleare, quindi sfruttano la scissione di atomi pesanti, per produrre energia elettrica. 

Una proposta di risoluzione sui piccoli reattori modulari è stata presentata dall’eurodeputato Franc Bogovič (PPE) in commissione Industria del Parlamento europeo ed è andata al voto a dicembre. 

Ma il segnale più chiaro è arrivato dalla commissaria UE all’energia Kadri Simson, intervenuta al sedicesimo Forum europeo dell’energia nucleare che si è chiuso il 7 novembre a Bratislava.

“Lavorerò con i miei colleghi della Commissione per la creazione di un’alleanza industriale europea sui SMR nel più breve tempo possibile”, ha detto Simson. “Gli Stati membri che decidono di fare affidamento sull’energia nucleare come parte del loro mix energetico dovrebbero essere in grado di implementare gli SMR entro il prossimo decennio e sfruttare il loro potenziale per i loro sforzi di decarbonizzazione”.

Le parole della commissaria si sono tradotte in una proposta concreta il 6 febbraio 2024 nell'ambito della comunicazione sugli obiettivi climatici al 2040. È in questo contesto, infatti, che l'Esecutivo UE ha lanciato l’alleanza industriale sui piccoli reattori modulari, iniziativa volta a migliorare la competitività industriale e garantire una forte catena di approvvigionamento dell’UE e una forza lavoro qualificata. 

Obiettivo dell'alleanza industriale è fare leva sulle capacità di produzione e innovazione dell’UE per accelerare la realizzazione dei primi progetti SMR entro l’inizio del 2030 secondo i più elevati standard di sicurezza nucleare, sostenibilità ambientale e competitività industriale.

L'alleanza potrebbe rappresentare un'opportunità anche per il nostro Paese, deciso a puntare sui piccoli reattori nucleari. 

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin lo ha detto chiaramente a fine settembre nel corso dell’Italian Energy Summit: facendo riferimento allo sviluppo della piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, Pichetto ha ribadito che tale strumento ha l’obiettivo di definire in tempi certi “un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare nel nostro Paese attraverso nuove tecnologie sostenibili”. Ovvero: “non si tratta di proporre il ricorso alle vecchie centrali nucleari di grande taglia ma di valutare le nuove tecnologie più sicure, quali gli small e micro modular reactor, i reattori nucleari di quarta generazione allo studio, all’interno di uno scenario politico ed economico in grande mutamento”.

E lo ha ribadito il 13 dicembre nel corso del “question time” alla Camera: “Le tecnologie nucleari di nuova generazione, oltre a garantire maggiore sicurezza e autonomia energetica, hanno un ruolo importante da svolgere nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e nel futuro ‘mix energetico’ del Paese”. 

Rispondendo a un’interrogazione del parlamentare Matteo Richetti, Pichetto ha citato in particolare gli “Small Modular Reactors e gli Advanced Modular Reactor, che hanno in comune la piccola taglia, specie rispetto alle centrali convenzionali, e la modularità, con evidenti vantaggi sia in termini di riduzione dei tempi di costruzione, sia di costo dell’investimento”. 

“Lo sviluppo della filiera del nucleare e i progressi tecnologici attesi per questi anni – ha aggiunto Pichetto - porteranno auspicabilmente all’incremento degli investimenti privati, da parte dei distretti industriali o delle aziende energivore, per la costruzione di piccoli reattori di quarta generazione e lo Stato deve essere pronto ad essere un soggetto regolatore”. Il Ministro ha anche chiarito che “non esiste una chiusura aprioristica ai reattori di grande taglia di ultima generazione”.

Ma, ha chiarito il ministro rispondendo a un’interrogazione del deputato Maurizio Lupi l'Italia “non ha preso finora impegni o concluso accordi sui tavoli internazionali, in attesa di definire la propria Strategia nazionale per il nucleare sostenibile, che avverrà tra pochi mesi alla luce del lavoro che sta conducendo la Piattaforma Nazionale per un Nucleare sostenibile”. 

Il 10 novembre era stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a tornare sul nucleare: “vogliamo essere al passo con gli altri paesi europei e assicurare costi energetici competitivi e approvvigionamenti alle industrie italiane. Nei prossimi giorni sarò in Slovacchia all’inaugurazione del nuovo reattore della centrale di Mochovce, realizzato da Enel. Abbiamo imprese di prim’ordine in Italia e dobbiamo riaprire la strada al nucleare, che presenta elementi di maggiore sicurezza rispetto al passato, è economico e ha emissioni zero”.

In effetti, sulla quarta generazione e sugli SMR si sta muovendo anche l’industria italiana. Enel, come indicato anche da Urso, detiene il 33% della slovacca Slovenské elektrárne, che a febbraio ha acceso il primo dei due nuovi reattori della centrale nucleare di Mochovce.

Inoltre, ha attualmente una capacità nucleare di oltre 3,3 GW in Spagna, e a marzo ha siglato un accordo di cooperazione con la società di tecnologie nucleari pulite newcleo per lavorare insieme sui progetti di tecnologia nucleare di quarta generazione.

Anche Ansaldo Nucleare si sta muovendo in tal senso, attraverso l’ammodernando della centrale di Cernavoda in Romania, oltre a collaborare con Edf, Edison e Ansaldo Energia allo sviluppo della quarta generazione.

Proprio Ansaldo Nucleare è tra i firmatari di un accordo di collaborazione che riunisce Italia, Belgio, Usa e Romania intorno ai piccoli reattori modulari con tecnologia Lead Fast Reactor, la tecnologia a piombo che ha vantaggio di offrire un utilizzo più efficiente del combustibile nucleare e una riduzione dei rifiuti radioattivi a lunga vita.

Un accordo che vede coinvolta, per l'Italia, anche ENEA, insieme all'ente di ricerca e sviluppo rumeno Raten, al centro di ricerca nucleare belga Sck Cen e all'azienda statunitense Westinghouse e che prevede un approccio graduale attraverso fasi dimostrative e di sviluppo che dovranno condurre alla sua commercializzazione globale.

Eni, dal canto suo, punta sull'energia da fusione su scala industriale. Un investimento realizzato tramite Cfs (Commonwealth Fusion Systems), spin-out del Massachusetts Institute of Technology (Mit), su cui il cane a sei zampe ha investito per la prima volta nel 2018 per poi diventarne azionista strategico.

Il numero di aziende italiane che, a vario titolo, si occupano di tecnologie legate al nucleare sono decine, come dimostra la partecipazione italiana ai progetti Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor) e DEMO ((Demonstration Fusion Power Reactor).

Foto di Joe da Pixabay

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