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Autostrade - MIT, 22 miliardi investiti ma troppa frammentazione

 

Autostrade - Author: Fred & Ric / photo on flickrUna valanga di investimenti negli ultimi anni (circa 22,1 miliardi) ma anche una frammentazione eccessiva rispetto al resto d’Europa.

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Sono i due elementi chiave della relazione della Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali, appena pubblicata dal Ministero delle Infrastrutture. Il documento sottolinea come in Italia gli ultimi anni abbiano portato una grande quantità di nuove risorse. Senza dimenticare, però, che sono ancora troppe le società concessionarie, alle quali spesso sono affidate tratte da poche decine di chilometri. Una contestazione avanzata, peraltro, anche dall’Autorità di regolazione dei trasporti.

La composizione della rete

La rete autostradale italiana, ricorda l’analisi del Ministero delle Infrastrutture, è affidata in concessione proprio dal Mit a diverse società in tutto il paese. Attualmente è gestita da 24 società con 25 rapporti concessori, regolati da apposite convenzioni. Ci sono, poi, alcune tratte gestite direttamente da Anas, che pesano poco meno di mille chilometri.

Gli investimenti realizzati

La rete, comunque, si sta trasformando, “in conseguenza dei significativi investimenti eseguiti nel corso degli anni”. Dal 2000 ad oggi ha subito una rilevante trasformazione “che consente di soddisfare una domanda accresciuta di traffico”. Complessivamente, dal 2000 in poi le società concessionarie hanno posto in essere una spesa per investimenti pari a 22,1 miliardi di euro, corrispondente ad una spesa di investimento annuo di 1,3 miliardi di euro.

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Il risultato è che i chilometri di rete in esercizio sono 438 in più e adesso sono poco più di 6mila. Sono diminuiti i pezzi di rete a due corsie (-95 chilometri) e sono 409 in più i chilometri di rete a tre corsie. Addirittura, ci sono 122 chilometri a quattro corsie e 1,8 chilometri a 5 corsie. Sono poco meno di 700 le gallerie di lunghezza superiore ai 100 metri.

Le manutenzioni

Un grande impegno è stato messo nella manutenzione. Dal 2000 al 2017, infatti, la spesa sostenuta dal settore autostradale per le manutenzioni ordinarie è risultata pari a 11,6 miliardi di euro, “corrispondente ad una spesa annua di 0,646 miliardi di euro”.

Sono serviti soprattutto per le pavimentazioni  (3,2 miliardi) e la sicurezza (1,7 miliardi).

Il confronto con gli altri paesi europei

E’ il metro di paragone con le infrastrutture degli altri paesi europei, però, ad offrire gli spunti più interessanti: “Da un confronto con la rete europea di autostrade e strade a pedaggio – spiega la relazione - si riscontra la frammentazione della rete italiana”.

Ci sono, cioè, troppe società che gestiscono porzioni troppo piccole di rete.

Meno gestori e più sviluppo

Un’ulteriore peculiarità è data dalla presenza di un solo concessionario, rappresentato da Autostrade per l’Italia, che gestisce oltre la metà dell’intera rete con 2.857,5 chilometri. La seconda concessionaria per estensione di tratta gestita è l’Autostrada del Brennero con 314 km, mentre la minore è la Tangenziale di Napoli con appena 20,2 km di tratta gestita.

In Europa si registra, invece, un numero di gestori mediamente inferiore con un maggiore sviluppo delle tratte in concessione.

L’altra differenza importante è il minore tasso di sviluppo dell’infrastruttura nel nostro paese. Se in Italia dal 1990 al 2016 c’è stato un aumento della rete pari all’11%, in paesi simili come la Spagna la crescita è stata dell’80% (da meno di 1.900 chilometri a oltre 3.400) oppure in Francia è stata del 66% (oltre 9mila chilometri da 5.500 circa).

La relazione integrale del Ministero delle Infrastrutture

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