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Cnel: legge Bilancio 2020 punti su aumento consumi e innovazione

 

Villa Lubin - Photo credit: Cnel - Consiglio nazionale economia e lavoro“Tornare a una visione strategica del Paese che consenta di attivare le leve dello sviluppo e dell’innovazione agendo su un orizzonte di medio e lungo periodo”. E' l'appello del Cnel commentando la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2019 (NaDEF).

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Alla base del documento sulla NaDEF e sugli indirizzi del Governo per la prossima manovra, presentato dal Consiglio nazionale economia e lavoro (Cnel) in occasione dell'audizione presso le commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera, c'è la consapevolezza dei fattori di incertezza che gravano sul quadro macroeconomico mondiale e che condizionano le prospettive di crescita per il PIL italiano.

La guerra commerciale tra Stati Uniti, Cina, Messico e Unione europea, l'ipotesi di una Brexit senza accordo, un rischio di tensione sui tassi di cambio tra euro e dollaro, un'impennata nei prezzi delle materie prime e una crisi di fiducia sui mercati finanziari sono i cinque elementi di rischio, individuati dalla Nota di aggiornamento al DEF e riconosciuti dal Cnel, che ipotecano le prospettive di crescita globali, cui si aggiungono, sul fronte nazionale, la riduzione delle scorte e la frenata dei consumi.

Su questa base, secondo il Cnel, “il profilo di crescita triennale proposto dalla NaDEF appare condivisibile”, così come la decisione di neutralizzare per l’anno 2020 l’aumento dell’IVA previsto nella legislazione vigente.

Questo quadro preoccupante conserva tuttavia delle potenzialità. Secondo il Cnel esiste una riserva di recupero sulla domanda interna che si potrebbe sbloccare a patto di intervenire con alcune misure prioritarie.

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Le proposte del Cnel

Le indicazioni contenute nel documento del Consiglio nazionale economia e lavoro vanno innanzitutto nella direzione del sostegno ai consumi.

Tra le misure raccomandate rientrano quindi, oltre alla neutralizzazione della clausola IVA, una serie di azioni che riguardano il fattore lavoro:

  • l'abbattimento del cuneo fiscale, a partire da quello che incide sui salari più bassi,
  • tutele relative agli operatori della gig-economy,
  • interventi per evitare l'eccessivo utilizzo del fattore lavoro nei recuperi di competitività, che soprattutto nelle piccole e medie imprese spesso non sono effetto di programmi di ricerca/innovazioni di prodotto e di processo;
  • forme di protezione per coloro che nel breve periodo perdono il lavoro o subiscono decurtazioni di reddito a causa delle innovazioni tecnologiche;
  • strategie per intervenire sulle crisi aziendali.

Il Cnel condivide poi l'intento del Governo di rafforzare le attività di contrasto dell’evasione fiscale e contributiva e di prevedere un piano di investimenti per la transizione energetica, mentre raccomanda prudenza nell’affidarsi a meccanismi di spending review che potrebbero paralizzare le amministrazioni pubbliche, condizionando anche le possibilità di utilizzo dei finanziamenti europei.

Servono poi maggiori sforzi sul fronte dell'efficienza della pubblica amministrazione, per la digitalizzazione e per il rilancio dell’istruzione pubblica, oltre a una valutazione del costo-opportunità di una eventuale revisione di interventi come Quota 100 e il Reddito di cittadinanza.

Le singole misure, tuttavia, dovrebbero inserirsi, secondo il Cnel, in un progetto strategico che agisca sui nodi di natura strutturale che limitano lo sviluppo del Paese, a cominciare dal divario territoriale Nord-Sud e dai limiti di competitività del manifatturiero.

Da qui alcune priorità per la politica industriale, in particolare nei settori chiave del made in Italy - agroalimentare, turismo e cultura, farmaceutica, macchine utensili, cantieristica e componentistica: 

  • potenziare gli investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e innovazione e favorire le sinergie tra le imprese e i centri di ricerca ed innovazione;
  • costruire reti per generare economie di scala, di scopo e di network e integrare elementi derivanti da campi diversi della conoscenza scientifica e tecnologica;
  • elevare la diffusione e lo standard dei sistemi dell’istruzione e della formazione, con particolare riferimento all’esigenza di un deciso contrasto alla dispersione scolastica;
  • finalizzare e contestualizzare il super ammortamento e l’iper ammortamento, concepiti per incentivare Industria 4.0, ma insufficienti, secondo il Cnel, ad esaurire un progetto di politica industriale;
  • agire sul livello dimensionale delle imprese attraverso processi di concentrazione e innalzarne lo standard di capitalizzazione;
  • allargare i canali di accesso al credito, agendo sulle condizioni che rendono possibile operare su un mercato obbligazionario affidabile, trasparente ed efficiente attraverso il quale le PMI possano raccogliere risparmio;
  • incentivare opportune innovazioni nel modello di governance familiare e nei processi di quotazione in borsa.

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> Documento del Cnel sulla NaDEF 2019

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