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Il dl Semplificazioni delude il comparto energia

Decreto SemplificazioniLa delusione verso le misure incluse nel decreto Semplificazioni per rinnovabili e green economy unisce imprese e ambientalisti. Ecco perchè.

Le misure per green economy e ambiente nel dl Semplificazioni

Coordinamento FREE: misure insufficienti per realizzare il PNIEC

Il decreto Semplificazioni avrebbe dovuto rimuovere, prima del decollo del Piano nazionale energia e clima il prossimo gennaio, tutti gli ostacoli che in modo ingiustificato rallentano o addirittura impediscono la realizzazione dei suoi obiettivi. 

Bocciati emendamenti decisivi per la realizzazione del PNIEC, sottolinea il Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica (FREE), come quello che “definiva le modifiche non sostanziali che consentivano un iter autorizzativo semplificato per il ripotenziamento degli impianti eolici” e quelli “che avrebbero semplificato le procedure riguardanti sia la realizzazione degli impianti mini-idro e geotermici con ridotto impatto territoriale, sia la conversione del biogas in biometano”.

D’altro canto, si legge ancora nella nota del Coordinamento FREE, “è stato risolto il tema dello spalma-incentivi volontario, per cui ora anche gli impianti che non avevano aderito a quella misura potranno partecipare alle aste e registri del decreto Rinnovabili 1 e di altri successivi provvedimenti. Sono ammessi agli incentivi impianti fotovoltaici da realizzarsi su cave o discariche dismesse a prescindere dalla destinazione d’uso”. 

Sempre per quanto riguarda il fotovoltaico, “sono state introdotte le semplificazioni richieste per il revamping/repowering, per le installazioni domestiche e per la sostituzione dell’amianto. Sono state infine individuate procedure autorizzative adeguate per i sistemi di accumulo”.

“Il bicchiere è dunque solo parzialmente pieno, e le semplificazioni mancanti rischiano d’impedire il rispetto di tutti obiettivi assunti in sede comunitaria”.

Kyoto Club: così si complica la transizione all'economia verde

“Il testo mortifica la tanto annunciata svolta 'green': non è stata accolta nessuna proposta a favore delle energie rinnovabili, ma sono state introdotte ulteriori facilitazioni a favore del comparto petrolifero. Scarsa attenzione anche alla riqualificazione delle città”, commentano Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, e Roberto Della Seta, giornalista ed ecologista.

“Purtroppo oggi in Italia lo sviluppo delle energie rinnovabili è frenato da tante norme che appesantiscono senza fondato motivo i procedimenti autorizzativi. Le associazioni di rappresentanza delle aziende che producono energia pulita avevano presentato proposte chiare: semplificare le procedure necessarie per rinnovare i parchi eolici esistenti, per realizzare piccoli impianti idroelettrici e geotermici privi di un impatto significativo sul territorio, per convertire gli impianti che ricavano elettricità dal biogas verso la produzione di biometano da immettere in rete. Nulla di questo è stato accolto, in compenso sono state introdotte varie, ulteriori facilitazioni a favore del comparto petrolifero: royalties più basse sulle trivellazioni a terra e in mare, meno vincoli autorizzativi per la costruzione di nuovi oleodotti”.

ANEV: il decreto non sblocca gli investimenti verdi

Di “una grande delusione per il settore eolico” parla ANEV, l’associazione nazionale energia del vento.

Il Governo continua a fare proclami utilizzando slogan “green” ma dimostrando nei fatti assoluto disinteresse per le fonti rinnovabili e per l’obiettivo ormai diffuso in tutti i paesi del mondo di avere un pianeta decarbonizzato. La carenza di interventi di semplificazione da porre in essere per consentire agli operatori del settore eolico di poter realizzare gli investimenti ne è la prova. Interventi peraltro a costo zero, trattandosi non di incentivi, ma di semplificazione della normativa, che come l’ANEV ha sempre sostenuto, sarebbe di fondamentale importanza per il settore eolico e darebbero impulso all’economia”.

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