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L'Italia ha davvero centrato tutti gli obiettivi PNRR di metà 2022?

 

Dati PNRR - Foto di PixabaySecondo quanto dice il Governo sì, tanto che il 29 giugno Roma ha inviato a Bruxelles la richiesta di pagamento della seconda rata, legata al raggiungimento dei target fissati per la fine del semestre. Ma non è chiaro se tutti gli interventi siano davvero stati centrati. 

I numeri del PNRR: 135 interventi, 51 riforme, 419 passi da compiere

Iniziamo dai numeri: come ricostruito in questo articolo, il 2022 è un anno di forte accelerazione per il Recovery Plan italiano, l’anno in cui avviare una serie di interventi chiave. 

Se nel 2021 l’Italia doveva centrare 51 obiettivi tra milestone (obiettivi qualitativi) e target (obiettivi quantitativi), nel 2022 si raddoppia. 

Solo per il primo semestre dell’anno il PNRR prevedeva 45 interventi, di cui 15 riforme e 30 investimenti. Cifra raggiunta, stando alle comunicazioni ufficiali del Governo. 

A sollevare il dubbio circa l’esattezza di questa affermazione è la Fondazione OpenPolis, che nel fare il punto degli interventi previsti dal PNRR fa anche i conti.

Secondo i dati raccolti dalla Fondazione tramite attività di monitoraggio e sulla piattaforma ufficiale del PNRR Italia Domani, al 30 giugno risultavano ancora alcuni obiettivi da conseguire.

Due riguardano un tema di grande attualità, quello dei rifiuti, vale a dire la pubblicazione della Strategia nazionale per l’economia circolare e del Programma nazionale di gestione dei rifiuti

Una strategia e un programma molto attesi dagli operatori del settore e che, a onor del vero, il Ministero della Transizione Ecologica ha pubblicato a fine giugno attraverso appositi decreti. Il problema sta nel fatto che i decreti in questione non sono ancora approdati in Gazzetta ufficiale, di conseguenza non si possono considerare entrati in vigore. 

Stesso discorso per i provvedimenti sulla semplificazione e la mobilità nella R&S: in quest’ultimo caso, sottolinea OpenPolis, risulta pubblicato il decreto sulla semplificazione, ma non quello sulla mobilità.

Lungi dall’essere un semplice passaggio burocratico, la pubblicazione in Gazzetta ufficiale è il criterio indicato proprio dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per considerare completate determinate scadenze, come evidenzia OpenPolis. 

L’interrogativo posto da OpenPolis è di peso: “Viene da chiedersi se il governo abbia effettivamente completato tutte le scadenze, senza condividere dati aggiornati a riguardo ma solo proclamandone il raggiungimento”. Oppure se ci sia un effettivo ritardo e l’Italia abbia “inviato una richiesta di fondi a Bruxelles senza avere i requisiti per farlo”. Un nodo che sarà la Commissione europea a sciogliere.

Il dubbio circa possibili ritardi nel PNRR, in realtà, era stato sollevato già a fine aprile sul Corriere della Sera nel Dataroom di Milena Gabanelli. Ma l’accento in quel caso veniva posto su un’altra questione, la capacità di spesa dei fondi europei del Recovery. 

Entro il 2021 dovevamo spendere 15,4 miliardi, a fine febbraio 2022 ne avevamo spesi 5,1. Come li abbiamo usati? 2,5 miliardi di euro sono stati messi nel settore ferroviario; 1,2 per l’ecobonus; 990 milioni per la transizione digitale e 395 milioni per la digitalizzazione della scuola e la messa in sicurezza degli edifici scolastici.

Si tratta di cifre e progetti che fanno capo non alla scadenza di giugno 2022 bensì a quella precedente (a fine 2021). Scadenza non vincolante perché riguarda progetti che scadranno nei prossimi anni. "È comunque un brutto segnale. Entro fine 2023 dovremo mettere in campo progetti per 27,5 miliardi e 37,4 entro fine 2023. I tre quarti riguardano digitalizzazione, green, istruzione e ricerca".

Foto di Pixabay

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