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Perchè la ZES unica Mezzogiorno non convince del tutto?

 

Foto di ha11ok da PixabayDal 1° gennaio 2024, le otto ZES attuali saranno sostituite da una ZES unica Mezzogiorno che coprirà tutto il Sud. Secondo diverse analisi, però, la ZES unica suscita alcune perplessità. Da un lato, c’è il timore di complicare le procedure, invece di semplificarle. Dall’altro, non convince la scelta di continuare a usare (solo) un incentivo automatico come il credito d’imposta che non seleziona i progetti migliori, ma solo i primi arrivati, con buona pace dell'obiettivo assegnato alla ZES unica di attrarre investimenti strategici per lo sviluppo del Sud.

Come funzionerà la ZES unica Mezzogiorno?

I rilievi sulla Zona economica speciale unica arrivano da soggetti molto diversi tra loro, come la SVIMEZ, l’ANCE e il Commissario della ZES Calabria e Campania.

A preoccupare sono diversi aspetti. Il primo attiene alla nuova governance “centralista” della ZES unica, incardinata presso la Presidenza del Consiglio. Le perplessità in questo caso riguardano aspetti come il possibile aggravio del procedimento di rilascio dell'autorizzazione unica che sarà assicurato da una Conferenza di servizi, ma anche l’attuale debolezza della disposizione transitoria sempre relativa all'autorizzazione unica che si appoggia ai SUAP territorialmente competenti, con il pericolo di non salvaguardare le procedure in corso e l’avvio di nuovi procedimenti.

Diverse critiche arrivano poi in merito alla copertura finanziaria della ZES unica, che attualmente è garantita solo per il 2024. Un arco temporale che rischia di scoraggiare gli investitori, soprattutto se internazionali.

Last but not least, la decisione di utilizzare il credito d’imposta come forma di incentivo, che potrebbe essere uno strumento agevolativo poco adatto per realizzare una vera politica industriale e infrastrutturale per il Mezzogiorno. Da questo punto di vista si potrebbero prendere in considerazione altri incentivi (non solo la decontribuzione su cui sono in corso interlocuzioni con Bruxelles) che permetterebbero, invece, di selezionare i progetti in base alla qualità, come ad esempio i Contatti di sviluppo per le ZES, previsti dal Governo Draghi e mai diventati operativi.

ZES unica Mezzogiorno: i dubbi sul credito d’imposta ZES e le potenzialità dei Contratti di sviluppo ZES

Partendo da quest'ultimo aspetto legato alle forme di incentivi per gli investimenti nelle ZES, una delle analisi più interessanti arriva dall’Associazione nazionale dei costruttori edili (ANCE) nel corso dell'audizione del 3 ottobre in Commissione Bilancio della Camera sul DL Mezzogiorno.

Le perplessità dei costruttori sul credito d’imposta ZES sono essenzialmente due. La prima  è “la scelta del Governo di incentivare l’investimento produttivo nel Mezzogiorno con misure che, già adottate nel passato, nella sostanza non presentano quegli elementi di novità ed efficacia, tali da garantire un effettivo impulso all’attività delle zone assistite del Sud Italia”, scrive l’ANCE nella memoria rilasciata dopo l'audizione.

La seconda riguarda “procedure di selezione basate su criteri cronologici (come il credito d’imposta, n.d.r), che risulterebbero del tutto in contrasto con l’esigenza di garantire una selezione dei progetti basata sulle potenzialità di sviluppo che questi possono produrre sui singoli territori”.

In effetti il credito d’imposta è uno strumento agevolativo che funziona in maniera automatica e si basa sull’ordine cronologico di arrivo della proposta progettuale. Esso, pertanto, non consente di selezionare i progetti migliori, come avviene in una procedura “a graduatoria” o in una negoziale. Laddove però la finalità della ZES unica dovrebbe essere (anche) quella di attrarre investimenti, diventando uno degli strumenti di attuazione di una politica industriale per il Sud oggi quanto mai necessaria, vien da chiedersi se non sia preferibile individuare un incentivo capace di selezionare i progetti nel merito, così da assicurare un beneficio concreto per il territorio in termini occupazionali e di valore aggiunto. 

In tale contesto, una possibilità potrebbe essere rappresentata dai Contratti di sviluppo, agevolazione ormai consolidata e in grado di attrarre investimenti capaci di assicurare ritorni reali, prevedendo una selezione nel merito e una fase negoziale con l'investitore (anche mediante il coinvolgimento della Regione interessata che può aggiungere ulteriori risorse a titolo di cofinanziamento).

L’idea del resto non è nuova ed era già stata tradotta in una norma. A prevedere un Contratto di sviluppo ZES come strumento agevolativo per investimenti nelle ZES, da affiancare al credito d’imposta, era stato il Governo Draghi, con il suo inserimento all’interno del decreto PNRR bis. Una misura che avrebbe già una sua fonte di finanziamento (il Fondo di sviluppo e coesione) e un primo stanziamento di 250 milioni di euro (assicurati dalla delibera CIPESS del 2 agosto 2022).

Consulta la memoria ANCE dell'audizione del 03.10.2023 sul DL Mezzogiorno

ZES unica Mezzogiorno: funzionerà solo se attuata all’interno di una Politica industriale per il Sud

Le potenzialità del Contratto di sviluppo ZES sono ancora più evidenti se calate all’interno dell’analisi di SVIMEZ, secondo cui il successo della ZES unica Mezzogiorno passa inevitabilmente dalla capacità o meno di trasformarlo in uno strumento di politica industriale e infrastrutturale.

“Non meno importante - aggiunge poi SVIMEZ - sarà l’individuazione dei settori prioritari nei quali favorire l’attrazione dei grandi investimenti necessari ad accrescere la competitività del sistema economico meridionale. In particolare, dovrebbero realizzarsi condizioni di effettivi legami funzionali e strategici con le principali infrastrutture, in particolare portuali, del Mezzogiorno. Alla luce di queste considerazioni, si possono evidenziare le seguenti condizioni alle quali il potenziale della ZES Unica può essere massimizzato: definire le priorità produttive e le specializzazioni strategiche sulle quali puntare; valorizzare il ruolo dei poli logistici del Sud; accompagnare lo sviluppo e la localizzazione di imprese innovative con politiche per la formazione e la valorizzazione del capitale umano; sostenere l’ampliamento e l’integrazione del sistema produttivo meridionale nelle filiere strategiche europee”.

ZES unica Mezzogiorno: servono coperture finanziare più stabili nel tempo

Un altro aspetto critico sollevato da più parti è rappresentato dalla copertura finanziaria della nuova ZES unica, ad oggi assicurata per il solo 2024.

Sul tema è intervenuto duramente il Commissario della ZES Campania e Calabria, Giuseppe Romano, che nel corso di un Convegno sulla semplificazione burocratica, ha spiegato come il “credito d’imposta (esclusivamente per gli investimenti superiori a 200mila euro) è previsto per il solo 2024 e rinviato ad una quantificazione incerta demandata ad un futuro decreto interministeriale e riguarda esclusivamente gli investimenti effettuati fino al 15 novembre 2024”.

Critiche che non sono piaciute al ministro per la Coesione e il PNRR, Raffele Fitto, che nel corso dell'audizione del 4 ottobre ha dichiarato: “'sento dire che è stata finanziata solo per il 2024. Intanto la finanziamo per il 2024 perché chi c'era prima ha previsto di finanziarla fino al 2023". 

"Nella riorganizzazione delle politiche di intervento che stiamo mettendo in campo - ha quindi aggiunto il ministro - il finanziamento non sarà previsto solo per il 2024, ma dovrà riguardare anche altri aspetti. Ne cito uno che è la decontribuzione al Sud: in questo momento stiamo in una fase di confronto con la Commissione UE che sta per decidere cosa fare sulla procedura relativa al 'temporary framework'. Se quest'ultimo sarà prorogato per il 2024 avremo la possibilità di utilizzare lo stesso meccanismo legislativo concordato e notificato con la Commissione. Nel caso contrario, abbiamo i prossimi mesi per contrattare una misura che sia compatibile con le previsioni differenti che devono essere condivise”.

ZES unica Mezzogiorno: semplificazioni a rischio?

Infine, c’è il variegato tema della nuova governance della ZES, che Fitto ha incardinato a Palazzo Chigi

Su questo fronte un’analisi puntuale arriva sempre dall'audizione della SVIMEZ, che individua nella “capacità della nuova governance di assicurare la semplificazione amministrativa alla base del disegno originario delle ZES” uno dei due elementi che saranno alla base del successo o meno della nuova ZES unica (l’altro è il varo di una vera politica industriale per il Sud).

Su questo aspetto, secondo la SVIMEZ, “specifica attenzione andrà attribuita alla verifica della capacità della struttura di missione nazionale di svolgere per l’intero territorio meridionale la funzione di sportello unico delle autorizzazioni. Una funzione che, considerato il numero elevato di progetti di investimento che perverrà, richiederà inevitabilmente un rapporto cooperativo con le amministrazioni locali senza disperdere il lavoro fin qui svolto dalle strutture commissariali. In una fase in cui è necessario accelerare le procedure di investimento per riavviare la crescita e lo sviluppo del Paese e della sua parte più debole, un cambio di strategia di questa portata può causare inevitabili rallentamenti nel passaggio delle competenze e incertezze negli operatori. È pertanto auspicabile un’accorta gestione della fase di transizione alla ZES Unica, anche al fine di non indebolire i processi di crescita faticosamente avviati nelle ZES regionali”.

Foto di ha11ok da Pixabay

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